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Caro Sandro (Penna), è tempo di tornare a casa tua: Perugia te lo deve

Sono passati 40 anni dalla scomparsa del poeta perugino Sandro Penna e la Vetusta organizza alcuni eventi culturali per ricordarne la pagina e la figura

Sono passati 40 anni dalla scomparsa del poeta perugino Sandro Penna e la Vetusta organizza alcuni eventi culturali per ricordarne la pagina e la figura. Lo fa Umbria poesia Festival, con un Memorial (sabato alle ore 16, presso la biblioteca multimediale “Sandro Penna”, a San Sisto, con letture libere dei partecipanti). Lo fa la Società di Mutuo Soccorso, sempre sabato alle 17:30, nella sede di via dei Priori, 32.

Il poeta “dei fanciulli” (cantati con innocenza e con splendente grazia) era dovuto fuggire da Perugia, in cui si sentiva emarginato in ragione della sua “diversità”. Si era trasferito nella capitale, dove aveva intessuto rapporti di amicizia e frequentazione col meglio dell’intellettualità del tempo: tra gli altri, gli scrittori Moravia, Morante e Pasolini, i quali ne ammiravano la trasparenza poetica che lo fece paragonare alle pagine più alte dell’Antologia Palatina. Oggi, Sandro Penna è unanimemente considerato una delle voci alate del Novecento lirico italiano.

Il 21 gennaio del 1977, il poeta moriva a Roma, in povertà e solitudine, dentro un misero appartamento: sporco, disadorno, ingombro di quadri e di libri. Lo trovò il poeta amico, Elio Pecora.

Perugia ha questo incolmabile rimorso di sapere, peraltro, che quella tomba romana è in condizioni disastrose: la pietra è spaccata e devastata dalle muffe, l’ultimo numero dell’anno della morte è caduto o è stato asportato, il porta lampada arrugginito, il vetro della luce perpetua è scomparso. Al buio il poeta più luminoso del Novecento. Per fortuna, qualche anonimo ci porta ogni tanto un fiore: i poeti, si sa, sono generosi.

La foto in pagina ci è stata fornita dal poeta perugino Carlo Guerrini, indicato come un sicuro erede della poesia di Penna, per limpidezza di forma e pulizia di stilemi. Ora, nel quarantennale della morte, circola in città un’ipotesi: quella per cui il Comune di Perugia (in mancanza di discendenti e parenti in vita) potrebbe farsi carico di riportare i resti mortali del poeta nella tomba di famiglia, ubicata in cima al viale del cimitero monumentale, a destra dell’Altare della patria. Scriveva Penna, in una lettera (datata Perugia, 2 agosto 1943, ore 1, piazza Giordano Bruno): “Non vorrei, ora, tornare a Roma e amo di essa più Perugia…”. Qui al monumentale il poeta, riunito ai suoi antenati, sarebbe in buona compagnia. Considerando che avrebbe di fronte la tomba del massimo critico letterario  Walter Binni e di sua moglie Elena Benvenuti. A fianco ci sono  le sepolture dei frati di Monte Ripido, tra i quali l’incisore Diego Donati e lo storico Ugolino Nicolini. Poco sopra sta il cenotafio del sindacalista Furio Rosi.

Un concentrato di peruginità che avrebbe anche un significato risarcitorio. Visto che Penna fu emarginato e quasi “costretto” a scappare da quella città “vuota”, come  ebbe a definirla. Vuota di umana comprensione per la sua condizione. Ma, oggi, piena di rimpianto per quella colpevole disattenzione. Insomma: sarebbe una testimonianza permanente di affetto. Qualcosa che va oltre le numerose e pur lodevoli iniziative letterarie, messe in piedi per la ricorrenza del quarantennale. 

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