Accusato di rapina ma era in carcere: senza colpevoli l'assalto in via Fabretti

Aveva messo a segno in un solo anno ben quattro colpi, ma con la rapina avvenuta nella filiale Unicredit di Via Fabretti lui non c'entrava assolutamente nulla. Il motivo? Era in carcere per scontare una pena detentiva

Trascinato in tribunale, si era sempre detto estraneo ai fatti, proclamandosi innocente per quella rapina mai compiuta. Perché di colpi andati a segno ne aveva fatti in vita sua, ben quattro per l’esattezza, ma di quel bottino da 19.500 euro, sottratto dalle casse della filiale Unicredit di via Fabretti, non ne sapeva assolutamente nulla.

Rapinatore per professione e turista per diletto. Aveva sempre agito insieme al “fido” camper e al “compagno” taglierino. In poco tempo, dal dicembre 2009 al gennaio 2010, aveva minacciato i dipendenti della filiale di San Sisto della Cassa di Risparmio di Firenze, dell’Unicredit di largo Cacciatori delle Alpi e per ben due volte quelli dell'ufficio postale di Madonna Alta, riuscendo così, tra una rapina e l’altra, a mettere insieme trenta mila euro.

La modalità sempre la stessa. Entrava nelle banche armato di taglierino e si faceva consegnare i soldi. Poi quella rapina alla filiale in via Fabretti di cui non sapeva nulla, ma dalla modalità identica e infine il dubbio, sarà sempre lui? Partono le indagini. I dipendenti dicono di riconoscerlo dalla foto. Insomma tutto sembra coincidere e non resta che accusare il 30enne originario del Sud Italia, E. R., queste le iniziali, anche per quel colpo.

L’uomo finisce davanti al giudice e difeso dall’avvocato Teresa Giurgola, riesce a dimostrare il suo alibi di ferro: quel periodo era in carcere. Nessun permesso premio, niente insomma che avesse potuto permettere al rapinatore di entrate in quell’istituto di credito e sottrarre 19.500. Alla fine al giudice non è restato che emettere oggi, 19 dicembre, il non luogo a procedere.

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