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False dichiarazioni per ottenere i contributi post sisma, ma il conto lo pagano gli eredi

Un anziano ha dichiarato il falso per ottenere i soldi dal Comune di Norcia, ma è deceduto. La corte dei conti condanna i figli a risarcire

Chiede e ottiene il contributo di autonoma sistemazione dopo il sisma del 2016, ma non gli spettava e, così, dopo la sua morte, la Corte dei conti condanna i figli a restituire quanto ricevuto indebitamente.

La Procura contabile ha perseguito un nursino di 90 anni (morto nel 2018) perché dopo il sisma del 2016 aveva indebitamente percepito il contributo di autonoma sistemazione erogato dai Comuni a quei nuclei familiari “la cui abitazione principale, abituale e continuativa fosse stata distrutta, in tutto o in parte, ovvero sgomberata in esecuzione di provvedimenti delle competenti autorità”.

L’uomo aveva autocertificato che la sua abitazione a Norcia era andata distrutta, percependo 4677,36 euro per affittare un’altra abitazione. Dalle indagini della Guardia di finanza, però, era emerso che nel passato nella casa distrutta, pur avendo la residenza, non abitava nessuno. I consumi di energia elettrica e acqua erano troppo bassi, anche per una persona sola. Segno di una residenza sporadica, estiva o per brevi periodi di vacanza.

La residenza stabile è un requisito fondamentale per ottenere lecitamente il contributo. L’uomo, secondo i militari, risiedeva a Roma con i figli. Così scattava sia il procedimento penale per mendaci dichiarazioni con riferimento all’abitazione principale, abituale e continuativa e per truffa “perché, con gli artifizi e raggiri sopra descritti, ossia mediante la formazione e la produzione della falsa attestazione riportata nella dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà, induceva in errore il Responsabile dell’Ufficio Comunale di Norcia”, sia il procedimento contabile per danno erariale.

Nel 2018, però, l’uomo decedeva, estinguendo il procedimento penale, ma non quello contabile, in quanto la Procura contabile ha ravvisato “nella specie un’ipotesi di occultamento doloso con illecito arricchimento”. Un’ipotesi di illecito che si trasmette agli eredi che avrebbero beneficiato del denaro ricevuto dal Comune di Norcia.

Ipotesi che i giudici contabili hanno ritenuto valida e provata, condannando i due fratelli, eredi, al pagamento della somma di 4.677,36 euro a favore del Comune di Norcia, con tanto di rivalutazione e interessi e spese di giudizio, liquidate in 399,88 euro.

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