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Da poveri a invisibili, cresce a Perugia il popolo dei disperati. "Non abbiamo strutture per ridare dignità e futuro"

Il grido disperato delle autorità sanitarie e delle associazioni di volontariato: "E' saltato il fragile sistema dell'accoglienza dopo la grave crisi economica provocata dalla pandemia"

Da poveri a invisibili senza un tetto dove stare e senza la possibilità di iniziare un percorso per ricostrursi una vita dignitosa. Gli invisibili sono ora anche in mezzo a noi dopo un anno di grave crisi economica determinata dalla pandemia che, per numero di casi che per scarsa rete di protezione stesa in questi anni, ha fatto saltare la copertura sociale pubblica e quella formata da tante importanti associazioni di volontariato. Come nelle metropoli ora anche nella piccola Perugia gli invisibili avanzano nella nebbia di questo tempo assurdo. Quanti sono? Come sopravvivono? Come aiutarli? Chi sono? Badanti senza più lavoro dopo lutti in serie tra gli anziani e positività al Covid per loro. Lavoratori a chiamata, precari sopra i 40 anni, artigiani e piccoli commercianti, disabili. Tutte persone già in difficoltà che con la pandemia hanno perso anche le poche certezze. Il tema drammatico degli invisibili sta suonando come un campanello d'allarme anche a Palazzo dei Priori dove, dopo l'ordine del giorno su "Accoglienza dei soggetti senza fissa dimora a Perugia e costituzione di un tavolo di lavoro sulle povertà” del centrosinistra, sono stati ascoltati le autorità sanitarie, le comunità di recupero, le onlus.

Tutti concordi che rispetto al passato c'è stato un aumento e una dispersione di uomini e donne finiti oltre i margini della società. Dalla Comunità Sant’Egidio arriva l'informativa che sta aumentando in maniera significativa il numero dei senza fissa dimora a causa della perdurante crisi economica, conseguente anche all’emergenza sanitaria in atto da tempo. Intervenire è difficile e farli rialzare ancora di più. "Ci troviamo di fronte a condizioni pressoché disperate" ha spiegato Elisabetta Rossi  di Usl UMbria 1 "Dopo la presa in carico, vanno ricostituite infatti anche le basi della persona, ma per farlo adeguatamente servono alcuni servizi di sicurezza ritenuti essenziali per la riuscita del percorso, tra cui un tetto sotto cui poter dormire, del cibo a disposizione".

I  posti sono pochi le richieste tante e i giorni sono pochi per intervenire. Ogni ritardo, ogni alloggio non trovato alimenta il bacino egli invisibili. La Rossi è stata chiara: "mancano in particolare luoghi adatti dove i soggetti in questione possano stare in sicurezza: di fatto, dunque, diventano invisibili su cui si dovrebbero applicare percorsi di cura, circostanza, questa, pressoché impossibile". Patrizia Moretti (Presidente) e Chiara Muccifori della Croce Rossa di Perugia hanno informato i consiglieri del fatto che Cri, rispetto ai servizi resi in passato, in questo momento emergenziale svolge un’assistenza soprattutto di tipo alimentare e telefonico.

Che il sistema di accoglienza è saltato trova conferme nell'esperienza di tutti i giorni della dottoressa Giulia Rogolino di CIDIS Onlus: "Il sistema di accoglienza attualmente è insufficiente per servire numeri divenuti importanti sul territorio. Per questo creare un tavolo di lavoro, e dunque una rete tra gli enti coinvolti, è fondamentale per poter dare risposte in termini di accesso ai servizi, oggi scarsamente garantiti". Serve un tavolo sulle povertà per capire come intervenire e come rimettere in piedi una struttura dell'accoglienza che regga ai numeri attuali. Il voto contrario alla proposta del Pd - più articolata rispetto al singolo tavolo anti-invisibili - da parte della maggioranza francamente è incompresibile. Si spera che il consiglio comunale possa ribaltare il voto in consiglio comunale. Centrodestra avvisato, mezzo salvato da una figuraccia pesantissima. 

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