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Michele Giuttari

Michele Giuttari

Caso Narducci-Mostro di Firenze, Il super poliziotto attacca: "Io e Mignini 'fermati' prima della verità"

Torna a parlare Michele Giuttari, ora scrittore affermato ma prima il grande investigatore sul Caso del Mostro di Firenze. A Tiscali parla a ruota libera e dice cose pesanti sul perchè l'inchiesta sui mandanti è finita male. "Il doppio cadavere? Non è una mia convinzione, è una verità acclarata"

Per tutti noi che abbiamo scritto e anche un po' indagato sul presunto versante umbro del Mostro di Firenze, incentrato sul suicidio del medico Francesco Narducci, Michele Giuttari era, è e resterà il super-poliziotto che è riuscito a dare un volto e una condanna ai compagni di merende ed ha aperto il filone dei mandanti del Mostro. Quindi anche quando scrive libri di successo è e resta il super-poliziotto e le sue parole vanno sempre pesate e riportate sulla realtà di quei fatti lontani (l'ultimo omicidio risale al 1985). Giuttari, presentando il suo libro "Confesso di aver Indagato", ha voluto anche dire la sua verità su quell'inchiesta perugina-fiorentina per la quale è stato indagato, messo al bando e ha subito il sequestro delle carte con tutta la sua indagine. C'è da dire che il caso Narducci si è chiuso con molti non luogo a procedere ed il magistrato ha respinto l'ipotesi di omicidio. A Tiscali news Giuttari ha detto cose importanti, pesanti e possiamo dire anche choc. 

PRIMO AFFONDO - “L’aspetto che ho non potuto chiarire è proprio quello dei possibili mandanti. L’indagine in corso a un certo punto fu bloccata dall’iniziativa della Procura di Firenze di mettere sotto indagini per abuso d’ufficio me e Giuliano Mignini (Pm a Perugia, ndr). In quella circostanza, durante le perquisizioni, furono sequestrati gli atti del procedimento perugino sul medico Francesco Narducci, bloccando di fatto le deleghe e dunque le indagini. Nel libro spiego tutto in dettaglio con documenti inequivocabili che dimostrano anche come in effetti sia Mignini che io non avevamo commesso alcun reato, ma fatto solo il nostro dovere”.

DOPPIO CADAVERE - “Non è una mia convinzione, quella del doppio cadavere. Sono le consulenze e l’autopsia eseguita a Pavia sul cadavere del Narducci a dimostrare in maniera inequivocabile che il cadavere ripescato nelle acque del Lago Trasimeno la mattina del 13 ottobre 1985 non corrispondeva per nulla alle caratteristiche fisiche e antropometriche del Narducci. E questa è una certezza. Quanto al perché avvenne non è stato possibile dimostrarlo per il blocco delle indagini”. Alla domanda "possibile ci fossero forze in campo tanto potenti da arrivare a livelli così alti di depistaggio delle indagini?" ha così risposto Giuttari: “Sembrerebbe così, ma non è stato possibile dimostrarlo sempre per il motivo di cui sopra”. Il processo è chiuso, gli imputati assolti o deceduti, ma i sospetti sul più grande caso di cronaca nera italiana rimangono, e molti.

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