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Night Club umbri, per l'accusa dei bordelli : "Donne ridotte a schiave del sesso"

A finire nel mirino dieci night club e 54 persone accusate - a vario titolo - di sfruttamento della prostituzione e riduzione in schiavitù. Oggi il pm ha chiesto il rinvio a giudizio per gli imputati

Un clan ben organizzato, in grado di muoversi sia nel territorio regionale che in quello nazionale e che oggi vede 54 persone alla sbarra con l’accusa - a vario - titolo di sfruttamento della prostituzione, riduzione in schiavitù, favoreggiamento, tratta umana. Oggi dinanzi al gup Valerio D’Andria, il pm Petrazzini ha chiesto il rinvio a giudizio degli imputati, mentre le difese “il non luogo a procedere” per gli assistiti. Si torna in aula il prossimo 28 giugno per la decisione. 

Tutto partì in seguito ad un' inchiesta della DDA su presunti giri di prostituzione nei night club dell’Umbria, in cui le donne (una delle quali minorenne all’epoca dei fatti) sarebbero state costrette con violenza fisica e psicologica, ad assecondare i loro aguzzini, vendendo il proprio corpo sia nei locali che  in strada, ridotte in schiave del sesso ed obbligate a  prestazioni con clienti,  dietro minacce e vessazioni.

L’inchiesta, partita nel 2008, aveva scoperchiato un vaso di pandora sul potere del presunto clan e su un giro di affari legato al mondo dello sfruttamento della prostituzione ai danni di alcune donne dell’Est, che attratte nel nostro paese con la scusa di un futuro lavorativo, venivano invece ridotte a vendersi in strada o all’interno dei locali. I guadagni di suddetto meretricio però, sarebbero andati ad ingrassare le tasche di chi vedeva dietro quello donne niente, se non un corpo da sfruttare.

Una presunta associazione – secondo l’accusa – costituitasi in Umbria e in grado di allargare i confini oltre il territorio nazionale, arrivando a reclutare la “merce” da piazzare direttamente dall’estero all’Italia. C’è chi avrebbe avuto il ruolo di procacciatore,  chi di impresario delle stesse ragazze, oltre che l’addetto al trasporto delle medesime dalla struttura lavorativa agli alloggi (e viceversa).

Nel mirino, una decina di locali "a luci rosse" dell'Umbria, da Terni a Perugia: Coccinella (Magione), Fool Moon (Corciano), Colibrì (Cannara); Regina (Perugia); City Club (Spoleto); Bolero (Arrone); Oliver Due (Gualdo Cattaneo); Kristal (Perugia); Butterfly (Gualdo Tadino); Alcatraz (Gualdo Cattaneo); Fashion (Bastia Umbra).  I fatti contestati risalirebbero in un arco temporale che va dal 2008 al 2011 e con posizioni diverse a seconda del ruolo e della presunta organizzazione.

Gli imputati sono difesi, tra gli altri, dagli avvocati Gigliotti, Paccoi, Berretti, Rondoni, Viti, Picchiarelli, Panzarola, Rondoni, Budelli, Brusco, De Lio, Mattiangeli, Pesci, Quagliarini.

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