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Cronaca

Aspetta il rivale sotto casa, armato di coltello: "Vieni giù che regoliamo i conti"

L'imputato avrebbe anche inviato per giorni dei messaggi intimidatori al rivale. Il giudice dispone la traduzione dall'arabo

Droga, donne o altri screzi. Tutte le accuse (e le motivazioni) sono da provare nel corso del processo in Tribunale.

Un marocchino di 44 anni, difeso dall’avvocato Salvatore Cavuoti, senza fissa dimora e dichiarato irreperibile il 25 settembre del 2020, è finito davanti al giudice “perché attendendo” il rivale, un connazionale di 42 anni, “nella strada sottostante l’abitazione di quest’ultimo, lo minacciava brandendo un coltello che teneva in mano”.

Secondo l’accusa l’imputato si era presentato sotto casa e aveva iniziato a urlare e minacciare l’altro, intimandogli di scendere così avrebbero regolato i conti.

Non si trattava neanche della prima volta che l’imputato avrebbe minacciato l’altro, in quanto sono stati acquisiti anche i messaggi che da giorni la parte offesa riceveva sul cellulare.

L’episodio era avvenuto a Perugia il 22 ottobre del 2019. Il giudice ha disposto l’esame della persona offesa, ma anche l’attribuzione di un incarico di perizia per la traduzione dei messaggi intimidatori inviati via whatsapp dall’imputato al rivale. Messaggi in lingua araba e non ancora tradotti.

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