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"Frustava i figli fin dall'età di tre anni...": una madre si ribella al marito salvando i suoi bimbi

Si è trovata un lavoro, ha preso i suoi tre piccoli e ha iniziato una nuova vita. Finalmente liberata da quell'amore malato e pericoloso. La donna denunciando l'ex marito ha salvato anche i figli da terribili umiliazioni e violenze...

Un incubo durato per sei lunghi anni, fino a quando non ha deciso di fare le valigie e andarsene di casa, lasciando solo il marito. Un lungo e triste racconto quello di una donna di trenta anni, comparsa oggi, 19 marzo, di fronte al giudice D’Andria. Con forza e coraggio ha ripercorso l’intera vicenda, raccontando delle violenze psicologiche subite e di quelle maniere poco “ortodosse” per educare i figli. “Prendeva loro a frustate - racconta la donna - per stupidi motivi. Sin dall’età di 3 anni erano costretti a subire tutto questo”.

Completamente sottomessa al marito, con il quale era andata a convivere a soli 17 anni, non era riuscita a lasciarlo. Fino a quando, dopo l’ennesimo scontro non ha deciso di andare a vivere dalla madre. Immediate le minacce: “O riporti a casa i nostri bambini o te li faccio togliere”. Presa dalla disperazione ha deciso di tuffarsi nuovamente in quell’incubo, fino a quando armata di coraggio, si è trovata una casa e ha definitivamente troncato il rapporto.

A fare da cornice un retroscena macabro: “Mi diceva che ero brutta. Per compiacerlo mi sono anche messa a dieta”. Ma l’apice si ha quando, incinta del terzo figlio, lui la picchia per la scelta del nome del bambino. “Lo voleva chiamare come il fratello, io preferivo scegliere un nome di comune accordo”. “Le ho chiesto scusa”, sussurra lui all’avvocato. Il racconto prosegue, ma ripercorrere sei lunghi anni di terrore non è semplice: “Non mi ricordo bene le date, mi deve scusare giudice”. Il piede si muove in continuazione: “Avevo paura, a volte, mi nascondevo in cucina pur di non sentire i bambini piangere mentre lui picchiava loro o con la frusta o con la cinghia. Provavo a intervenire, ma era completamente inutile”.

Alla fine, lei che non poteva lavorare, non poteva uscire, non poteva neanche fiatare “perché considerata stupida”, ha deciso di riprendere in mano la sua vita. Ha deciso di lasciare quell’uomo che la giudicava stupida e brutta. Si è trovata un lavoro, ha preso i suoi tre piccoli e ha iniziato una nuova vita, libera di poter dire la propria e inebriata dal più grande amore di tutti: quello per i suoi figli. L'uomo deve invece rispondere di maltrattamenti in famiglia

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