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Batterio nelle sacche ospedaliere, la sentenza arriva dopo 10 anni e senza responsabili

Assolti i quattro imputati con la formula del "fatto non sussiste" e per "non aver commesso il fatto". Nel 2011 erano morti tre pazienti in ospedale per la contaminazione da Pantonea agglomerans

Assolte per non aver commesso il fatto le due farmaciste dell’Azienda ospedaliera di Perugia, difese dall’avvocato Francesco Falcinelli, accusate della preparazione delle sacche parenterali risultate contaminate dal batterio Pantoea agglomerans che aveva causato alcuni decessi nel 2011.

Assolte perché il fatto non sussiste, invece, le due specialiste dei reparti di Microbiologia (difese dagli avvocati Marco Brusco, Lino Ciaccio e Simone Marchetti) in quanto non vi sarebbe stato alcun ritardo nell’individuazione del batterio.

Si chiude così il processo nato dopo la morte di tre persone, un uomo e due donne, a causa del batterio presente nelle sacche di nutrizione parenterale somministrate presso l’ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia. Le indagine erano state aperte nell’agosto del 2011 e condotte dai Carabinieri del Nas, dopo che in appena dieci giorni erano morti tre pazienti. Gli imputati erano accusati di omicidio colposo, omissione di atti di ufficio, mancanza di controlli sulle apparecchiature e sulle condizioni di sicurezza. Altri sedici pazienti avevano avuto problemi.

Un collegio peritale, presieduto dal professore Mariano Cingolani, aveva negato i presunti ritardi delle due microbiologhe nel comunicare la presenza del batterio, ma ha confermato che il contagio delle sacche, secondo la perizia, sarebbe avvenuto durante il confezionamento.

“La perizia ha evidenziato l’assoluta correttezza di operato della mia assistita, la quale ha tempestivamente e correttamente individuato il batterio, impedendo, di fatto, che l’epidemia degenerasse ulteriormente – ha affermato l’avvocato Marco Brusco – È terminato, finalmente, un calvario durato 10 anni, ma che alla fine è servito a raggiungere la verità”.

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