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Perugia: il “benvenuto” della Caritas diocesana alle spoglie di un "Santo della Carità"

La direttrice della Caritas diocesana Daniela Monni: "Quando passano i santi lasciano sempre una scia di profumo, il profumo delle cose di Dio, di gesti di bene che rimandano ad un amore più grande"

Dal 20 al 22 aprile saranno a Perugia le spoglie di san Luigi Guanella, seconda tappa (dopo di Firenze) del loro “pellegrinaggio” nel Centro-Sud Italia nell’anno del centenario della morte di questo Santo “Servo della Carità” (1915-2015). Perugia sarà l’unica città dell’Umbria ad ospitarle prima di giungere a Loreto e poi a Roma, Napoli, Bari, Cosenza, Messina, Agrigento… Questo “pellegrinaggio” è promosso da coloro che formano la grande “Famiglia Guanelliana” - voluta dallo stesso Santo - le suore Figlie di Santa Maria della Provvidenza, i sacerdoti, denominati Servi della Carità, e i laici Cooperatori. Tutti loro sono impegnati a diffondere il “carisma” e il “messaggio” del loro fondatore attraverso le molteplici attività caritative in oltre venti nazioni del modo a favore di bambini e ragazzi in difficoltà, persone con disabilità psicomotorie, anziani e malati.

C’è attesa per questo evento di fede non solo nella “Famiglia Guanelliana” perugina, ma in tutta la comunità diocesana che lo vivrà con una serie di iniziative. Commovente sarà il momento dell’arrivo dell’urna con le spoglie del Santo lunedì mattina, alle ore 11, nel piazzale dell’Istituto “Don Guanella - Centro Sereni” in Montebello. Ci sarà anche una rappresentanza della Caritas diocesana, che dà il suo “benvenuto” ad un «Santo della Carità» per eccellenza. Anche all’Opera esemplare di figure di santità come quella di Luigi Guanella è ispirata la Caritas, organismo pastorale della Chiesa italiana sorto per volontà di papa Paolo VI nel 1971.

"Quando passano i santi lasciano sempre una scia di profumo, il profumo delle cose di Dio, di gesti di bene che rimandano ad un amore più grande – commenta la direttrice della Caritas diocesana perugina Daniela Monni –. Don Guanella santo della carità attento a un’“umanità di seconda categoria”, oggi chiamati “diversamente abili”, chiamava queste persone ‘Buoni Figli’. A tutti il suo pensiero era dare “Pane e Signore”. “Pane”: come attenzione alla promozione umana della persona, al suo sviluppo fisico, intellettivo, psicologico e sociale. “Signore”: con l’occhio vigile anche ai bisogni insopprimibili della sua spiritualità. Mai come oggi dovremmo sentirci tutti chiamati a porgere insieme pane e Signore, che poi è pane e speranza. A tanti piccoli del nostro mondo a volte possiamo dare poco, ma il Signore sempre moltiplica attraverso l’amore. I santi della carità come Guanella hanno sempre avuto questo pensiero, donare non solo pane, ma il motivo della speranza, il Signore".

"Guanella visita la nostra comunità diocesana con le sue spoglie – conclude Daniela Monni –, ma questa comunità è visitata dalla sua presenza ogni giorno dell’anno, nella vita delle persone accolte all’“Opera Don Guanella”, nella vita dei volontari e degli operatori che oggi ancora dopo cento anni rendono vivo il carisma di un uomo che amando gli ultimi si è fatto strumento dell’amore di Dio".

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