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Lo stretto rapporto che unisce Perugia e San Martino: tra storia, tradizioni, detti e curiosità

Perugia e il suo territorio sono legatissimi alla figura del santo di Tours. Si pensi che l’Opera pia Sodalizio di san Martino, nata come Confraternita, risale al 1574, per portare soccorso “agli infermi e ai poveri vergognosi”, ossia ai malati e a quanti si vergognavano di chiedere l’elemosina.

Si trova a Pian della Genna la Casa di ospitalità per anziani. All’annesso Piccolo teatro San Martino si tiene una stagione teatrale in lingua perugina dove si alternano compagnie locali: La Fratente, i Melensi, gli Amici del teatro di Colombella e il Gruppo Artemio Giovagnoni-Città di Perugia. È nota l’attività della residenza protetta per anziani non autosufficienti.

In quel di Collestrada il sodalizio dispone di proprietà agricole, come anche a Marsciano, Panicale e Magione. La farmacia San Martino, tuttora attiva in piazza Matteotti, nacque con l’intento di fornire gratis medicine ai poveri. Al Sodalizio appartengono il Tempio di Sant’Ercolano e il Fuseum di Monte Malbe.

In via del Verzaro (l’antico “viridarium”, zona un tempo ricca di orti e frutteti) si trova la chiesa di San Martino, facente parte del Centro Ecumenico San Martino, con relativo ostello in via Bontempi. Sulla parete della chiesetta dietro il teatro Morlacchi (foto) una ceramica rappresenta l’episodio del dono del mantello al povero.

Il nome di san Martino ricorre di frequente nella toponomastica locale. Si pensi a San Martino in Campo, a San Martino Delfico e a San Martino in Colle. Il nome di San Martino Delfico, privo di qualsiasi attinenza con l’oracolo di Apollo, è un lampante esempio di cattiva lettura della vecchia cartografia, che lo indicava come San Martino del Fico. Semplicemente perché la zona era fiorente di ficaie.

San Martino (11 novembre) era ricordato anche per la cosiddetta “estate”, nel detto “L’estate de san Martino dura tre giorni e m pochino”, in riferimento all’ultimo colpo di coda meteorologico di giornate tiepide, prima che sopravvenga il gelido inverno. Corrente anche il detto “Per san Martino ogni mosto dovènta vino”. Nell’occasione si consumavano, ieri come oggi, castagne e vernaccia o vino nuovo. Presso l’Antica Società del Gotto di Fontenuovo, si festeggia la ricorrenza con un pantagruelico pranzo, innaffiato da buon vino. A San Martino in Campo si tiene la Festa del vino e delle castagne, con un tradizionale concorso poetico in vernacolo intestato a Umberto Calzoni. Corrente il detto “Caldaròste a san Martino nnaffiate col nòvo vino”.

Per la festività si mangia l’oca, in memoria della tradizione secondo la quale Martino, non volendo essere nominato vescovo, si sarebbe nascosto in uno stalletto di oche che, col loro starnazzare, lo avrebbero disvelato. San Martino è protettore dei traslochi perché in questa data – dopo il raccolto di grano, uva e olive – si rinnovavano o si disdicevano i contratti agricoli e quindi qualche famiglia doveva andarsene dal podere.

In senso meteorologico si dice “Per san Martino l’inverno è più vicino” Anche Martino (come san Giuseppe) era considerato protettore dei cornuti. Un detto, rivolto a persona notoriamente tradita, si diceva “Quill apre la prucission de san Martino” per significare “è il re dei cornuti” (a Perugia si dice anche “becco”, “beccaccione” “bérro” e “caprone”). Cornuto “contento” è il marito che sa eperdona gli utili tradimenti della consorte.

La motivazione del protettorato ai mariti traditi è da ricondurre alle famose fiere del bestiame bovino (“cornuto”) che si tenevano in questa ricorrenza. Altri sostengono che la data 11/11 equivalesse al segno delle corna.

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