L'ANALISI di Giuseppe Coco (Aur) | Il virus, i tamponi e la metafora calcistica: e quello svarione sulla scuola...

Nel presente focus si vuol fare una riflessione su uno di questi strumenti, i tamponi che, prendendo in prestito un gergo calcistico, sono fondamentali per marcare a uomo il virus

di Giuseppe Coco *Sociologo-Economista di Agenzia Umbria Ricerca
In questo periodo gli strumenti a nostra disposizione per evitare una possibile terza ondata del virus, mentre ancora stiamo vivendo la seconda, rimangono sostanzialmente quelli che abbiamo imparato a conoscere dall’inizio della pandemia: mascherine, distanziamento, lavarsi spesso le mani, ecc..

Nel presente focus si vuol fare una riflessione su uno di questi strumenti, i tamponi che, prendendo in prestito un gergo calcistico, sono fondamentali per marcare a uomo il virus. Marcare a uomo come fece con bravura l’Italia di Bearzot vincitrice dei mondiali del 1982. Una squadra che non lasciava a spasso per il campo da soli gli avversari: un’immagine emblematica è quella di Claudio Gentile letteralmente incollato alla maglia del grande Maradona.

Nella classica influenza stagionale una persona mediamente ne infetta un’altra e mezza. Nel caso del Covid-19 il contagio è mediamente di due e mezzo. Da ciò si desume che il Covid-19 ha una elevata velocità di trasmissione che richiede contromisure adeguate volte a contrastare il più possibile la sua diffusione. Questo presuppone che bisogna cercare di contenere il numero di casi facendo leva sugli esigui mezzi a disposizione. Quello dei tamponi è uno strumento potenzialmente molto utile ma, per essere efficace in tempo di contagi crescenti, richiede che venga processato secondo una percentuale in rapporto alla popolazione di una certa consistenza, altrimenti il virus conquista facilmente il campo.

Nella sostanza - riprendendo la metafora calcistica - questo virus sembra il Barcellona di Peppe Guardiola che nel giro di poco tempo diveniva il padrone indiscusso del terreno di gioco. Una squadra che attraverso una lunga serie di passaggi ravvicinati riusciva ad avere un possesso di palla elevatissimo, col risultato che gli avversari si stancavano e finivano col mostrare le loro fragilità. Nell’affrontare squadre come quelle di Guardiola bisognava avere tanta pazienza e non tentennare mai sul fatto che un giocatore avversario in fondo ne vale uno dei tuoi e va marcato.

Il punto di caduta di questa metafora sul calcio è che sarebbe stato opportuno riflettere meglio nella lunga estate 2020 “covid free” sui presidi messi a punto e sulla loro efficacia in previsione di un’ondata autunnale del virus di un certo rilievo. Bisognava chiedersi cioè se fossimo stati in grado di marcare, arginare il virus nel suo inevitabile tentativo di riconquistare il campo. Oggi, a consuntivo, sembra proprio che in quel momento non ci sia stata la giusta lucidità per capire che il nostro sistema di contrasto messo in piedi poteva andare in forte difficoltà, come poi è avvenuto.

Per settembre bisognava essersi attrezzati in modo tale da avere una velocità di marcamento del virus quantomeno pari alla sua capacità di smarcamento. Ma qui il nostro sistema non si è rivelato all’altezza della sfida e si è andati incontro ad una forte torsione che ha aperto le porte all’attuale seconda ondata. Per chi scrive, conscio delle critiche a cui andrà incontro, alla riapertura delle scuole si doveva avere una capacità giornaliera di processamento dei tamponi non inferiore all’1,0% della popolazione. Questo in chiave numerica voleva dire che al 14 settembre - inizio dell’anno scolastico 2020/21 - si doveva essere in grado di processare circa 600.000 tamponi al giorno a livello nazionale. Il dato a livello regionale avrebbe dovuto avere la consistenza riportata nella tabella 1, mentre nella tabella 2 abbiamo il numero dei tamponi processati effettivamente il 25 novembre, quindi circa 70 giorni dopo l’inizio dell’anno scolastico in corso.

Oggi la questione da non sottovalutare è il rischio della terza ondata del virus per l’inizio 2021. Una terza ondata evitabile - come lo sarebbe stata anche la seconda d’altronde - a patto di attrezzarsi meglio. E attrezzarsi meglio, non ci stancheremo di sottolinearlo, significa anche avere una maggiore capacità di processare tamponi. Compresi quelli fai-da-te che in Italia non sono visti con favore da molti.

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