Martedì, 27 Luglio 2021
Cronaca

INVIATO CITTADINO C’era una volta, in via Baldeschi, la legatoria d’arte Biccini. Oggi è chiusa per sempre

L’azienda venne fondata da Franco Biccini alla fine degli anni Cinquanta, con la collaborazione della moglie

C’era una volta, al civico 10 di via Baldeschi, la legatoria d’arte Biccini. Oggi è chiusa per sempre. Ne parlammo nel gennaio dell’anno scorso [Addio all’ultimo artigiano-artista rilegatore di via Baldeschi? (perugiatoday.it)] prevedendo questa inevitabile fine. Troppe le circostanze che hanno congiurato contro la prosecuzione dell’attività. Non solo pandemia, ma autentica crisi di settore. L’azienda venne fondata da Franco Biccini alla fine degli anni Cinquanta, con la collaborazione della moglie, bravissima nella cucitura a filo di refe. Poi gli si è affiancato, fino a subentrargli, il figlio Michele. 

Ma le avvisaglie del crollo erano da tempo tangibili. Prima di tutto, la crisi delle pubblicazioni a dispense in edicola. Inoltre, oggi le tesi vengono ordinariamente rilegate in copisteria. Poi il trionfo dell’elettronica. Un tempo l’Ospedale, l’Università, Comune e Provincia facevano rilegare atti e delibere. Oggi quel lavoro è finito perché si fa tutto nell’immaterialità dell’informatica. Anche il mercato antiquario non tira più e gli esercizi chiudono. Così l’artigiano-artista si ritrova nelle peste e si chiede: cosa sto aperto a fare?

I Biccini sono depositari di saperi antichi: cuciture a mano, rilegature in pelle e mezza pelle, impressioni in oro, sanificazione, lavatura, pulitura, restauro di libri antichi e manoscritti. Insomma: una tradizione che finirà con questa famiglia. Perché non ci sono nuove leve che intendano affacciarsi a un lavoro di nicchia. Resta la storica legatoria Ansaldi a portare la fiaccola della categoria.

E dire che Michele ha imparato tutto dal padre, è depositario di tecniche da trasmettere, perché non si perdano nell’oblio del lavoro seriale, privo di anima. Ma non sa a chi insegnarle. E, a cinquant’anni - giovane, ma non giovanotto - è alla ricerca di un lavoro diverso, purchessia. Ed ecco che fa tristezza vedere quella porta chiusa. Dopo che tante volte siamo stati lì a parlare con Franchino di cultura e di peruginità, di scherzi atroci e comparsate a Cinecittà, marachelle e zingarate. 

Discorsi e aneddoti tragici o ridicoli, spigolature di umanità e sapori di tradizione. Con la chiusura di Biccini sparisce un altro pezzo della Perugia che fu ricca di storia e di saperi artigianali, preziosi e irredimibili. Con rimpianto ed emozione altissimi. Da perugini.

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