Cronaca

Inchiesta sanità - Battaglia in aula sulla riunificazione dei processi per Bocci e Marini

La Procura di Perugia ha chiesto di accorpare i processi che vedono imputato l'ex sottosegretario Dem, già iniziato, con quello in cui è coinvolta la ex governatrice per i presunti concorsi truccati in sanità

Il filone d’inchiesta sui presunti concorsi truccati nella sanità regionale ha portato ad un procedimento a carico di Giampiero Bocci, Maurizio Valorosi ed Emilio Duca, ad un altro procedimento in cui è imputata Catiuscia Marini, ex presidente della giunta regionale dell’Umbria, e altri 31 imputati (tra cui anche Bocci) e ad un terzo fascicolo relativo agli appalti in sanità (quello ancora in fase di indagine).

Se il primo procedimento ha portato ad una citazione diretta a giudizio ed è già iniziato davanti al collegio del Tribunale penale di Perugia, il secondo procedimento è appena uscito dall’aula del giudice per l’udienza preliminare con il rinvio a giudizio degli imputati e la richiesta, da parte della Procura di Perugia di riunire i due fascicoli in un unico processo.

Una richiesta che ha visto l’opposizione unanime di tutti i difensori. L’avvocato Francesco Crisi ha avanzato un’eccezione pratica: del primo procedimento i difensori degli imputati del secondo non sanno nulla, quindi, avrebbero quanto meno bisogno di tempo, non poche ore, ma qualche settimana, per poter acquisire gli atti del fascicolo processuale e studiare la difesa.

L’avvocato Nicola Pepe, difensore di Catiuscia Marini, ha fatto presente che l’udienza precedente, quella con il giudice Marco Verola che ha deciso di inviare tutto il fascicolo al magistrato Carla Giangamboni, presidente del Tribunale penale di Perugia, non era presente e aveva inviato una richiesta di rinvio, ignorata. Oggi, quindi, avrebbe eccepito la nullità delle comunicazione e della convocazione in aula. La presidente Giangamboni ha rigettato la richiesta affermando che, comunque, quella di oggi, è una prima udienza e sono salvi tutti gli adempimenti a favore della difesa.

L’avvocato David Brunelli, che difende Bocci, si era già espresso contro la riunificazione dei procedimenti perché “viene violato il principio di precostituzione del giudice, ma soprattutto viene privato il mio assistito del diritto di avere una sentenza in tempi ragionevoli”. Bocci aveva chiesto di essere giudicato con l’immediato proprio per giungere ad una decisione nel più breve tempo possibile.

Inchiesta sanità, prime sentenze: Duca e Valorosi condannati per falso e rivelazione di segreto

Gli altri difensori, gli avvocati Nicola Pepe, David Brunelli e Chiara Peparello, Alessandro Diddi, Francesco Falcinelli, Francesco Crisi, Riccardo Leonardi, Franco Libori, Maria Mezzasoma, Diego Ruggeri, Fulvio Carlo Maiorca, Anna Giulia Arena, Marco Brusco, Delfo Berretti, Flavio Grassini, Luca Gentili, Claudio Lombardi, Manlio Morcella, Roberto Spoldi, Massimiliano Sirchi, Nicola Di Mario, Riccardo Leonardi, Nicodemo Gentile, Antonio Cozza, Manuela Prudani, Lorenzo Filippetti, Edoardo Maglio, Roberto Bianchi, Barbara Mischianti, David Zaganelli, Emilio Bagianti, Fernando Mucci, Chiara Casaglia, Vincenzo Bochicchio, Marco Brambatti, Valeria Passeri, Barbara Di Nicola, Giuseppe Montone, Ilario Taddei, Giuseppe Valentino, Bruna Pesci, Giovanni Spina, Paolo Rossi, Vincenzo Perrone e Pasquale Perticaro, si sono opposti a tale richiesta e sollevato diverse eccezioni sulla irregolarità della citazione per l’udienza odierna e anche per il mancato rinvio a causa della positività di uno dei difensori che aveva proprio chiesto una nuova data per svolgere l’udienza.

Inchiesta sanità - Rinviati a giudizio Marini, Bocci, Barberini, Duca e Valorosi

Il primo collegio, presieduto da Carla Giangamboni, è tornato in aula alle 15 e deciderà entro stasera se riunire i procedimenti o lasciare che proseguano lungo binari separati.

Secondo i sostituto procuratori Paolo Abbritti e Mario Formisano, gli indagati in associazione tra loro avrebbero commesso “una serie di delitti contro la pubblica amministrazione, nella specie abuso d’ufficio, rivelazione di segreti d’ufficio, peculato, falso ideologico e materiale” al fine di manipolare i “concorsi pubblici banditi dall’Azienda ospedaliera di Perugia e/o dall’Usl Umbria 1 per garantire la vittoria o il posizionamento ‘utile’ in graduatoria dei candidati preventivamente determinati dagli stessi associati”.

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