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Si attacca al contatore condominiale per dare energia elettrica al suo appartamento, processato

Per far passare il cavo l'imputato avrebbe dovuto utilizzare una scala, ma per il medico è impossibile senza rischiare la vita viste le sue condizioni fisiche

Un cavo elettrico che correva dall'appartamento, attraverso un lastrico solare, e poi scendeva fino al garage, per giungere alla cassetta dell'Enel con il contatore condominiale.

Sono gli elementi di prova che hanno portato un 60enne perugino davanti al giudice monocratico Marino Albani per rispondere dell'accusa di furto di energia elettrica.

Secondo l'accusa l'uomo si sarebbe impossessato dell'energia elettrica condomiale, cioè quella utilizzata per alimentare la luce delle scale e l'ascensore, per alimentare gli elettrodomestici del suo appartamento.

Il difensore dell'uomo, l'avvocato Roberto Di Iorio, ha sostenuto l'impossibilità dell'imputato nel praticare il buco nel soffitto e l'allaccio abusivo. Come sostenuto dal tecnico elettricista che rimesso a posto il contatore, per fare il buco e far passare il cavo sarebbe stato necessario l'utilizzo di una scala. Come raccontato dal medico che ha in cura l'imputato, invece, l'uomo non avrebbe mai potuto arrampicarsi su una scaletta senza rischiare la vita. Sostenendo, quindi, anche l'incapacità di intendere e volere del soggetto.

Alcuni testimoni hanno anche raccontato che in quel periodo (i fatti contestati si riferiscono al 2017) l'appartamento dell'imputato era frequentato da diverse persone, definite strane dai condomini. In particolar modo due di questi erano più assidui: Sandokan e Schumacher, così rinominati, per la somiglianza con il personaggio di Salgari e dello sceneggiato tv e con il campione sportivo e conosciuti per essere due sbandati che vivono alla giornata.

L'amministratore di condominio, inoltre, non si è costituito parte civile e non ha potuto quantificare l'ammontare di energia elettrica rubata e il corrispettivo economico da restituire al condominio.

Il giudice ha assolto l'imputato in base all'articolo 530 II comma del codice di procedura penale sentenza di assoluzione in quanto "manca, è insufficiente o è contraddittoria la prova che il fatto sussiste, che l'imputato lo ha commesso, che il fatto costituisce reato o che il reato è stato commesso da persona imputabile".

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