FURTI STORICI A Perugia rubarono il pennello all'angelo del monumento al Perugino: ecco cosa accadde

Furti storici nella Vetusta. A proposito di ruberie a Perugia, raccontiamo il furto del pennello all’angelo del monumento al Perugino. I più giovani non l’hanno mai visto: si dice, infatti, che sia stato sottratto verso i primi anni Sessanta del secolo scorso. Per compiere una bravata. La documentazione sull’esistenza del pennello, oltre che dai bozzetti, è fornita dalla rarissima foto d’epoca in pagina, gentilmente fornita dall’archivio Fratticioli.

La figura angelica ai piedi del “pictor optimus” offre infatti al divin pittore gli attrezzi del mestiere: tavolozza e pennello. Mentre per la tavolozza ci fu la resistenza della materia (tutt’uno col braccio), nel caso del pennello bastò una tiratina. E il maltolto involato non fu mai più restituito, né reintegrato. Va peraltro ricordato che il monumento al Perugino, dovette subire l’onta dello sfratto quando, da piazza della Repubblica fu trasferito ai Giardinetti Carducci, dove attualmente si trova, in condizioni miserevoli e degrado del metallo.

Oltre che, naturalmente, con l’angelo senza pennello. Un po’ di storia. L’opera fu inaugurata, alla presenza del duca d’Aosta (in concomitanza con un concorso ippico nazionale), il 23 settembre 1923, nel quarto centenario della morte del “divin pittore”. Oggi versa in condizioni pietose. Parti ammalorate che si staccano, scritte che ne imbrattano il basamento sfaldato, feci di volatili che lo rendono chiazzato, pezzi di bronzi spaccati che ne fanno poco più di un rottame. E dire che il corpulento pittore fa la sua figura, ancorché corroso e sbiancato dalla cacca dei piccioni che vi si posano numerosi: appoggiato su uno sgabello, lo sguardo fiero, rivolto in direzione di Città della Pieve, suo luogo natio, con ai piedi la figura allegorica dell’angelo, simboleggiante l’ispirazione. Forse al Perugino, che
se ne intendeva, sono venute… “le madonne”!

Di Madonne, Pietro Vannucci ne ha dipinte tante, col viso dolce e il capo reclinato. La grande mostra. La mostra a lui dedicata è stato uno dei massimi eventi d’arte mondiali. Oggi i perugini, che si fanno belli dei suoi quadri in Galleria e di quelli sparsi per il mondo, hanno di che vergognarsi per le condizioni miserevoli in cui il monumento si trova. Come, quando e dove nasce il monumento. Cominciarono a parlare, oltre mezzo secolo prima della realizzazione, della volo ntà di omaggiare il nome e la memoria di Pietro Perugino, ma la gestazione fu lunga, anche per i costi non trascurabili.

Poi, trovati i soldi, incaricarono il tuderte Enrico Quattrini (foto) che aveva proposto il bozzetto più convincente. Decisero di collocare il monumento nello slargo del corso, in piazza Sant’Isidoro, oggi Piazza della Repubblica (prima “del Pane”, “Garibaldi” e “Umberto I”). In seguito – alla fine degli anni 30 – lo spostarono tra i lecci, oggi malaticci, dei giardinetti Carducci. C’è da rimpiangere il proposito, inattuato, di piazzarlo a San Francesco al Prato, vicino all’Accademia di Belle Arti, a lui meritatamente intestata.

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Il pittore è effigiato in posizione dominante. Più sotto sta il bassorilievo che corre sui quattro lati e infine l’angelo, che offre gli attrezzi del mestiere: tavolozza, sulla mano sinistra, e pennello (fantasma!), tenuto tra l’indice e il pollice della destra. Peccato che questo pennello siano stati in pochi a vederlo e che oggi sia come l’araba fenice: “Che ci sia
(stato) ciascun lo dice / dove sia nessun lo sa”.

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