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Enzo Marcaccioli, storico della Vetusta, scrive una lettera aperta ai "governatori" di Perugia

L’uso del termine “governatori”, anziché quello più ordinario di “governanti”, ha un taglio garbatamente polemico

Enzo Marcaccioli, storico della Vetusta e autore di numerosi libri (principalmente con l’editore Futura) su tanti aspetti della città del Grifo, scrive ai “governatori” della città una lettera aperta. L’uso del termine “governatori”, anziché quello più ordinario di “governanti”, ha un taglio garbatamente polemico.

Il tema è quello, ricorrente, della sosta – o meglio dei divieti di parcheggio o di transito  – in Borgo XX Giugno, dove il civis perusinus risiede. Scrive Marcaccioli: “Ebbene, tanto per cambiare, questa mattina scopro che dal 7 al 16 luglio è stato soppresso il parcheggio detto ‘del Frontone’”.

Segue la precisazione: “Al di là di tutto, la cosa che mi ha dato veramente fastidio è stato il constatare che il divieto riguardante le giornate suddette entra in vigore dalle ore 9 alle 20  di ciascun giorno”. Ma qual è la cosa più grave? “Il cartello è stato esposto, e dunque il provvedimento portato a conoscenza degli utenti, solo verso le 10,30 di questa mattina: cioè dello stesso 7 luglio”. Con quali esiti? “Ne consegue che tutte le auto che erano, e sono, parcheggiate in quell'area si trovano in divieto di sosta”.

Insomma: si incorre in un reato contravvenzionale senza essere stati avvertiti dei relativi divieti.
Precisa Marcaccioli: “Premesso che, a quanto mi risulta, gli "avvisi" dovrebbero essere resi pubblici almeno 24 ore prima della loro entrata in vigore; che gli stessi dovrebbero essere accompagnati o da una delibera della giunta oppure dalla precisazione  del nome di chi ne dispone l'ordine; che i segnali stradali andrebbero posti sulla destra del senso di marcia onde evitare possibili equivoci d'interpretazione; ecc., ecc., mi chiedo se questi comportamenti sono dettati da una mancanza di competenza o da baldanzosa boria di storica memoria (tanto per capirci: alla Marchese del Grillo) verso i cittadini; oppure da che cos’altro”.

La conclusione, pesantemente ironica: “Sarei proprio curioso, anzi saremmo proprio desiderosi – parlando anche a nome di altri residenti – di conoscere la risposta”.

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