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Dal sovradosaggio di un farmaco alla mancanza di ossigeno nel neonato, quando l'ospedale paga l'errore medico

La Procura della Corte dei conti ha chiesto il giudizio per medici, specializzandi e infermieri per casi di malpractice

Gli errori medici, o di malpractice medica, costano tantissimo alle casse delle aziende ospedaliere. E la procura contabile umbra ha aperto diversi fascicoli a carico di medici, specializzandi e personale infermieristico, per il decesso di pazienti o danni permamenti.

Un invito a dedurre è stato inviato a due medici specializzandi, al tutor e alla struttura ospedaliera, per il decesso di un paziente “al quale sono stati somministrati da medici specializzandi, senza alcun controllo dei sanitari strutturati, 21sovradosaggi di un farmaco (idarobucina) rivelatisi letale”.

Secondo la ricostruzione il paziente “era stato affidato alle cure del medico di ruolo a cui, in qualità di tutor, era affidata anche la formazione di due medici specializzandi”. Il piano terapeutico, però, non aveva funzionato; anzi nei quattro giorni successivi all’inizio del trattamento il paziente era peggiorato. Una specializzanda, nel riordinare la cartella clinica si era accorta del sovradosaggio, con “l’indicazione della dose di idarobucina” che “era stata macroscopicamente errata”, ma nessuno se n’era accorto. Neanche dopo la richiesta di precisazioni della farmacia ospedaliera: al telefono aveva risposto “l’altro medico specializzando, la quale - nuovamente - ha perseverato nell’errore, confermando il dosaggio già indicato dalla sua collega”.

Il procedimento penale per omicidio colposo è stato definito con il patteggiamento della specializzanda. Per la procura contabile la specializzanda “ha errato, per mera distrazione, senza alcuna possibile giustificazione, nella prescrizione impartita alla farmacia, per ben due volte”, ma l’errore non è solo il suo, “in quanto quella dello specializzando è un’autonomia vincolata, atteso che ogni attività di quest’ultimo deve svolgersi sotto la guida del tutore”.

Il paziente era affidato ad un medico strutturato “che avrebbe dovuto seguire l’evoluzione delle cure, mentre - pur a fronte del peggioramento delle condizioni cliniche - il sanitario non ha mai ricontrollato la cartella clinica del proprio assistito, interrogandosi sulla corretta posologia intercorsa”. Ne discende “la colpa grave omissiva del Direttore della Struttura Complessa, il quale non ha apprestato le dovute misure organizzative atte a prevenire simili, quanto drammatiche, evenienze”.

Il danno erariale indiretto arrecato all’Azienda ospedaliera ammonta all’importo di 800.000 euro ed è stato addebitato al medico strutturato, al Direttore della Struttura di Ematologia ed ai due medici specializzandi.

Altro caso deriva dall’errata “refertazione di risonanza magnetica conclusa nel senso di una recidiva tumorale piuttosto che di ascesso cerebrale”, con il paziente che “ha visto aggravarsi il proprio stato di salute tanto da dover essere sottoposto a distanza di poco più di un mese ad intervento neurochirurgico con conseguenze invalidanti”. Il danno erariale indiretto pubblico arrecato ad una Usl ammonta all’importo di 210.000 euro ed è stato addebitato al neuroradiologo esecutore e refertatore.

La mancata diagnosi tempestiva di “addome acuto” ha comportato “l’evoluzione della patologia della paziente in peritonite”. Il decesso della paziente è stato scongiurato solo perché operata in extremis. Il danno erariale indiretto pubblico arrecato ad una Usl ammonta a 12.000 euro ed è stato addebitato al Dirigente Medico di Medicina e Chirurgia d’accettazione e d’urgenza.

Nel corso del 2020 sono stati emessi anche altri inviti a dedurre.

Il primo riguarda il risarcimento danni da sinistro per colpa professionale definito con pagamento dell’importo di 266.877,26 euro a seguito di contenzioso passivo con esito di soccombenza anche di una Usl per il suicidio di adolescente di 16 anni gettatasi nel vuoto dal tredicesimo piano di un palazzo il giorno successivo alle dimissioni ospedaliere. Lo psichiatra che aveva visitato la minore nell’immediatezza del ricovero a seguito di ingestione di psicofarmaci, aveva reso una diagnosi psichiatrica negativa e si era limitato a consigliare un’osservazione medica e non psichiatrica, inducendo i sanitari del nosocomio a dimetterla.

Un altro risarcimento danni da sinistro per colpa professionale è stato definito con pagamento in franchigia di una Usl per l’importo di 260.000 euro per un errore medico in ambito ortopedico “per danno di natura iatrogena arrecato alla paziente sia per un errore nella metodica di esecuzione del cerchiaggio, sia per l’utilizzazione di viti di sintesi di dimensioni errate in quanto sovradimensionate, sia nel posizionamento delle stesse”. I chirurghi ortopedici avrebbero “arrecato alla paziente una gravissima lesione del nervo ascellare, per uno stiramento intraoperatorio delle corde del plesso brachiale nella sede anatomica di passaggio sotto la coracoide e per un trauma diretto determinato dalla vite di sintesi”.

Un episodio di malpractice con risarcimento danni riguarda “l’omessa diagnosi di metastasi cervicali” definito con il pagamento dell’importo di 47.500 euro effettuato da una Usl.

Ultimo evento che ha portato ad un risarcimento danni da sinistro per colpa professionale definito con pagamento dell’importo di 190.000 euro, fa riferimento ad un “sinistro da sofferenza ipossica fetale conseguente a ritardato espletamento di parto operativo da cui sono scaturiti gravi esiti invalidanti per il neonato”.

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