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Il gigantesco capannone in centro storico dimenticato e abbandonato al degrado

Perugia dispone di un grande spazio, sebbene degradato, nel cuore del centro storico, nel popolare borgo di Porta Sant’Angelo, tra corso Garibaldi, via del Fagiano e via Fabretti: le ex Officine Piccini, 10 mila metri cubi e 2000 metri quadri di piazzale

Capannoni industriali nell’acropoli? Proprio così. Perugia dispone di un grande spazio, sebbene degradato, nel cuore del centro storico, nel popolare borgo di Porta Sant’Angelo, tra corso Garibaldi, via del Fagiano e via Fabretti: le ex Officine Piccini. Una consistenza assolutamente ragguardevole, per 10 mila metri cubi e 2000 metri quadri di piazzale.

Era il 1949: fase di ripresa dalla guerra e successivo boom economico, specie nell’edilizia. Un piccolo meccanico, Aldo Piccini, mette su bottega in un fondo della Mercanzia. E nell’appartamento soprastante viene ad abitare con la famiglia. Il laboratorio consisteva in uno scantinato angusto, più qualche annesso. Vi si accedeva da via Vanese, traversa di via del Fagiano, nella cui pancia scorrono i condotti dell’acqua che scende da Monte Ripido. Il massimo poeta perugino, Sandro Penna, abitava al numero 21 di via del Fagiano e (nel suo “Un po’ di febbre”) ricorda che lanciava dei fichi sui compagni intenti al gioco, nella piazzetta vicina alle officine dell’elefantino. Nel 1953, un po’ alla volta, il “casa e bottega” di Piccini si amplia e gli operai, da 5 o 6 diventano una trentina. Dopo la metà degli anni Cinquanta, visto il successo ottenuto dai suoi prodotti presso gli operatori edili, Piccini ha bisogno di spazio: costruisce, così, capannoni industriali sui terreni adiacenti, sempre appartenenti al  Nobile Collegio, e si espande a macchia d’olio. Ma sempre restando all’interno della cinta medievale urbana. L’officina realizza gru, elevatori, impastatrici col noto marchio dell’elefantino, tuttora in uso. Gli operai aumentano, fin oltre le 150 unità, e la fabbrica cittadina si avvia a stare un po’ stretta, rispetto alle prospettive di ulteriore sviluppo dell’azienda. Specialmente la movimentazione dei mezzi, lungo l’angusta via del Fagiano, comincia a diventare un problema e il titolare opta per il trasferimento. Nel 1963, avviene lo spostamento presso la nuova fabbrica a Fontana di Olmo, con un organico, tra operai e amministrativi, di oltre 400 dipendenti.

A questo punto, la zona del Borgo d’Oro diventa pertinenza del garage (a pagamento) dell’università e tale resta fino al 1991. Quindi l’abbandono e il degrado, fino ai giorni nostri. Restano enormi capannoni, strutture da demolire per recuperare spazio e cubature. Ma anche un esempio rarissimo di archeologia industriale: la fabbrica in città, un prototipo di integrazione del nuovo con l’antico, che a Perugia può contare su esempi numerosi e significativi. Con una spesa intorno ai 3 milioni si potrebbero impostare spazi residenziali e parcheggi al servizio degli appartamenti della stessa Mercanzia. Oltre che a beneficio dei residenti di corso Garibaldi, per i quali il posto macchina costituisce il problema dei problemi. Insomma: è bene sapere che in pieno centro esiste questa potenziale risorsa e che nessuno se ne serve. Almeno fino ad oggi.

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