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Cronaca

Inchiesta Sanità, l'ex segretario Bocci a processo: "battaglia" in aula sulle intercettazioni

Torna in aula il processo a carico dell'ex segretario Dem, già Sottosegretario di Stato, Gianpiero Bocci, inquisito nell'ambito della maxi inchiesta sulla Sanità umbra

Nuovo round nell'aula "E" del palazzo di Giustizia di via XIV Settembre per il processo a carico di Gianpiero Bocci, ex segretario del Partito Democratico ed ex sottosegretario dell'Interno, inquisito dai pubblici ministeri Paolo Abbritti e Mario Formisano con l'ipotesi di reato di rivelazione del segreto d'ufficio nell'ambito dei concorsi finiti sotto la lente d'ingrandimento della procura. Stamane, nell'aula del tribunale di Perugia, Gianpiero Bocci è tornato a sedersi al banco degli imputati; a fianco i suoi legali difensori, gli avvocati David Brunelli e Alessandro Diddi.

La "battaglia" della difesa è soprattutto nell'eccezione sollevata (già dalla scorsa udienza) sulle intercettazioni che che sarebbero iniziate quando il nome del politico umbro non era iscritto nel registro degli indagati. L'iscrizione nel registro delle notizie di reato avviene, per Bocci, il 12 marzo 2019 in realtà - ha sottolineato l'avvocato Diddi dinanzi al Collegio (presieduto dal giudice Carla Giangamboni) - per i pm è retroattiva al 3 dicembre 2018. Altro punto sottolineato dalla difesa: le intercettazioni negli uffici in uso agli ex direttori dell'ospedale di Perugia, Duca e Valorosi.

Per la procura - sottolinea l'avvocato Diddi - l'ufficio non sarebbe un luogo di privata dimora, ma richiamando in aula la sentenza del 23 marzo del 2017 delle Sezioni Unite della Cassazione si chiarisce come il luogo di "privata dimora" sia quel posto dove si svolge, anche se per poco, vita privata e possono anche essere luoghi diversi da quelli in cui si ha la residenza. Da qui l'applicabilità in tema di intercettazioni ambientali. "La rivelazione del segreto - spiega inoltre  la difesa - è un reato istantaneo".

Bocci, secondo la difesa, è indagato in un procedimento iniziato per reati diversi. A meno che le azioni non siano collegate da un qualche vincolo. Collegamenti che non risulterebbero neanche nel reato in concorso. I decreti attuativi, quindi, non sarebbero utilizzabili perché rilasciati per ipotesi delittuose diverse. Ipotesi avvalorata dalla mancata contestazione della continuazione, fatta nei confronti di altri soggetti negli altri procedimenti, alcuni ancora in fase di indagine.

L'accusa, per la difesa, sostiene che Bocci sarebbe l'istigatore di Duca e Valorosi a commettere la violazione di un segreto, ma non sarebbe plausibile come ipotesi tanto meno in continuazione: Duca e Valorosi avrebbero concordato di pilotare un appalto ben sapendo che un anno dopo sarebbe giunto Bocci a concordare i vincitori di un concorso? Non credibile.

La pubblica accusa ha replicato punto per punto, depositando una serie di atti emessi dal giudice per le indagini preliminari a riprova del corretto utilizzo del cosiddetto "trojan" per spiare le comunicazioni della messaggistica digitale, di come ad ogni riferimento a Bocci corrisponda un atto separato e giustificato; di come le singole contestazioni e la continuazione sianomesse in correlazione da atti d'indagine e da una serie di elementi che vanno a comporre un quadro accusatorio preciso.

Il collegio giudicante si è riservato sulle eccezione e ha calendarizzato le prossime udienze: si torna in aula il 17 marzo (giorno in cui verranno sciolte le riserve sulle richieste degli avvocati difensori), il 15 giugno, il 30 giugno, il 2 luglio, il 13 luglio e il 29 settembre.

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