IL BLOG di Franco Parlavecchio - Il miglior augurio per il 2020 è quello di rallentare, ritrovarsi e riflettere di più

C’è un vortice intorno a noi, un meccanismo completamente impazzito. Giriamo tutti a velocità vertiginosa, spesso a vuoto, come se vivessimo ogni momento in una gara senza traguardo. Ma non eravamo così. Abbiamo tutti perso completamente il senso del tempo e dello spazio. Quando nei primi anni 90 arrivai in Umbria mi accorsi che era tutto ben più a dimensione umana rispetto al luogo da cui provenivo, con un ritmo lento, fatto di civiltà, di dialogo, di socialità non virtuale.

Così già non era nella grande città dove tutto scorreva troppo freneticamente. Con il passare degli anni siamo stati contagiati, conquistando tutti i difetti delle metropoli senza assumerne i pregi. A me è sempre piaciuto osservare i piccoli gesti delle persone, in una sorta di sindrome da “Cielo sopra Berlino”, tanto da vedere come siamo completamente cambiati: una trasformazione che non ci fa cogliere più i dettagli.

Ci siamo chiusi dentro un recinto sempre più piccolo dove si è ristretto anche lo spazio per i nostri sentimenti. Immersi nella routine quotidiana, ci dimentichiamo chi siamo, trovare un momento per fermarci a pensare sembra diventato un lusso. Quale potrebbe essere il miglior auspicio per il nostro 2020? L’augurio per il nuovo anno è quello di iniziare a rallentare, diminuire la nostra velocità, moderare i gesti, la voce, riflettere.

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Ricordarci delle nostre migliori abitudini, quando in fila alla posta eravamo composti, educati e non insofferenti, quando stavamo in auto ordinati ad aspettare il nostro turno. Regalarci un momento per non penalizzare chi abbiamo intorno e ricominciare a godere della presenza di chi spesso trascuriamo o dimentichiamo. Sediamoci per un attimo, ascoltiamo della buona musica, prendiamo in mano un libro e cominciamo a riguardarci dentro. Sarà un ottimo modo per riprendere a dialogare con noi stessi e con gli altri. E forse avremo anche la consapevolezza del fatto che il sole sorge più frequentemente di quanto siamo abituati ad osservare. Buon anno a tutti!

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