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Rame come oro: così depredavano i capannoni industriali. Banda sotto accusa: rinviati a giudizio

Le accuse, a vario titolo, vanno dal furto aggravato alla ricettazione. Colpi in vari stabilimenti della provincia a caccia di rame

Furti e ricettazione di oro rosso. Sette imputati, di cui cinque perugini e due romeni, sono finiti davanti al giudice per l’udienza preliminare dopo che la procura ha chiesto per tutti il processo. Per quattro di loro la contestazione mossa dal pm è quella di associazione a delinquere. I furti sarebbero stati commessi ai danni di stabilimenti commerciali e industriali di grandi dimensioni (posti in liquidazione o pignorati) in provincia di Perugia e dotati di impianti elettrici di alta tensione.

Oggi il gup ha accolto i patteggiamenti per tre imputati rispettivamente a un anno, dieci mesi e due anni. Per tutti gli altri ha disposto il rinvio a giudizio e il processo inizierà il 9 gennaio 2018. In particolare, quattro dei sette indagati a cui viene contestata l'associazione, avrebbero sottratto componenti metalliche, cavi elettrici e rame da rivendere poi nel compiacente mondo del mercato nero.

A capo della presunta banda di sodali, un perugino: sarebbe stato lui ad organizzare e scegliere i luoghi da depredare, utilizzando il suo garage per nascondere l'attrezzatura per commettere i furti e parte della refurtiva prima di essere venduta illecitamente. Tra i colpi imputati alla banda (commessi tra il 2014 e il 2015 tra Perugia, Torgiano, Assisi, Magione): cento chili di scarto di fili di rame asportati da un'azienda in liquidazione, altri 1800 metri di cavi elettrici rubati dal piazzale di una ditta, l’incursione in un immobile di Corciano da dove sparirono cinque monitor piatti per pc, alcuni ripiani metallici, cavi elettrici per la corrente e altri utensili di varia natura.

In un immobile a Magione, invece, avrebbero prima individuato la cabina elettrica per poi tranciare, dissotterrare e asportare i cavi insieme ad altri utensili presenti. Il tutto con lo scopo di rivenderli. Un altro colpo, questa volta all’interno di una cava in zona Umbertide. Qui, secondo quanto ricostruito dalle indagini, avrebbero tagliato vari cavi di rame dell’alta tensione (circa sette quintali) per un valore economico pari a 25/30mila euro Per due imputati l’accusa è anche di lesioni e resistenza a pubblico ufficiale; durante una fuga, per cercare di non essere catturati si sarebbero scagliati con spintoni e calci contro due carabinieri. Un altro perugino coinvolto è accusato di  ricettazione per aver acquistato o ricevuto in più occasioni spezzoni di alcune sezioni di cavi elettrici proventi di furto.

Gli imputati sono difesi dagli avvocati: Nicola di Mario, Delfo Berretti, Daniele Federici, Donatella Panzarola, Paola Fraschetti. 

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