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Così hanno spolpato l’azienda, maxi evasione da 11 milioni di euro: quattro rinvii a giudizio

Cinque rinvii a giudizio per bancarotta fraudolenta ed evasione. L’amministratore unico della Società ha invece patteggiato a due anni e otto mesi

Bancarotta fraudolenta per milioni di euro. Quattro imputati di una società Srl- di cui un amministratore di fatto, un comproprietario e due collaboratori, sono stati rinviati a giudizio questa mattina dal gup Carla Giangamboni e per loro il processo si aprirà il 24 settembre del 2019. Un quinto imputato, amministratore unico della società fallita, ha patteggiato a due anni e otto mesi.

Secondo i capi di imputazione formulati dal sostituto procuratore Claudio Cicchella -che ha chiesto per i cinque imputati il rinvio a giudizio - in concorso tra loro avrebbero mandato in fallimento la società con “condotte distrattive e con l’occultamento dei proventi delle truffe e delle estorsioni consumate in danno di un numero imprecisato di imprenditori. C'è infatti, dinanzi al tribunale penale di Perugia, un altro procedimento pendente per truffa.

La sentenza di dichiarato fallimento risale all’8 aprile del 2015. Secondo l’accusa, fin dalla costituzione della società avvenuta nel 2005, avrebbero omesso sistematicamente il pagamento delle imposte dirette ed indirette per circa 11 milioni di euro. Gli imputati a vario titolo, avrebbero dunque messo in atto attività tali da destabilizzare il patrimonio della società, realizzando una grave insolvenza nei confronti dei creditori.

Oltre a svuotare i conti correnti della Società, i due amministratori avrebbero omesso di aggiornare i libri contabili e le scritture obbligatorie già a partire dal primo anno di attività. A fronte di un bel giro di fatture e ricavi – attestati dai riscontri sulle somme transitate nei diversi conti accesi dalla fallita società e svuotati dagli imputati, sarebbe stato omesso qualsiasi pagamento delle imposte (dirette e indirette) per un valore superiore a 11 milioni di euro. In questo modo i due presunti deus ex machina della vicenda, avrebbero – anche grazie alla collaborazione con gli altri imputati – occultato cifre a “sei zeri” mai evidenziate nei bilanci della società e distratte per il proprio profitto producendo un deficit fallimentare di 14 milioni di euro.

Il meccanismo sarebbe stato questo: con l’intento di svuotarne sistematicamente il contenuto – scrive il pm nel capo d’imputazione – avrebbero distratto dal conto corrente intestato alla fallita società, ingenti somme di denaro prelevandole con assegni intestati a se stessi: nell’anno 2005 oltre 280mila euro, nel 2006 quasi 500mila e nel 2007 249mila euro. Nell’anno 2008 – 2009, quando ancora la società era in piedi, avrebbero distratto dal conto corrente altre cospicue somme di denaro tramite l’emissione di assegni riportanti la dicitura “non trasferibile” , in particolare per il 2008 ben un milione e 140mila euro, e così via.

Inoltre oltre alla contabilità non aggiornata dal 2005, non avrebbero registrato 80mila fatture emesse e consegnate ai clienti per una mancata contabilizzazione di ricavi di circa 14 milioni di euro. Parte civile nel procedimento, la curatrice fallimentare della società, rappresentata dal legale Roberto Quirini, che ora chiede un risarcimento danni. Si stima un danno patrimoniale subito intorno ai 14mila euro. Gli imputati sono difesi dagli avvocati: Carlo Pacelli, Francesco Mattiangeli, Cinzia Bartolucci e Edoardo Lorenzo Rossi.

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