Giovedì, 29 Luglio 2021
Cronaca

Minacce di morte alla madre, denunciato e ritirate le armi e le munizioni. Il Tar: "Provvedimento corretto"

I giudici amministrativi: "La conflittualità familiare peggiorata con il tempo, occorre limitare i rischi"

Rapporti familiari deteriorati e peggiorati con il passare del tempo. Per questo motivo il prefetto di Perugia, su richiesta della Questura, gli toglie il porto d’armi per la caccia.

L’uomo ha presentato ricorso al Tribunale amministrativo regionale dell’Umbria contestando il mancato “rinnovo dell’autorizzazione per il porto di fucile per uso venatorio, per ragioni di accesa conflittualità familiare (maltrattamenti e minacce, anche di morte nei confronti della madre)” e che la commissione medica lo ha ritenuto idoneo all’uso di armi per la caccia e il tiro a volo, nonché per la detenzione di armi. Lamentando “un pregiudizio grave e irreparabile” il mancato esercizio dell’attività venatoria.

Secondo i giudici amministrativi, però, il ricorso è infondato perché secondo la norma generale seguita dai Tar d’Italia, “la tensione nelle relazioni interpersonali, unita alla contiguità dei rapporti, tende ad acuirsi e ad esasperarsi con il decorso del tempo, rendendo inopportuno, a tutela della pubblica e della privata incolumità, che i protagonisti di tali conflitti abbiano la disponibilità di armi da sparo, ancorché l’uso improprio di esse non si sia già verificato”.

E nel caso specifico i comportamenti aggressivi e le minacce anche di morte nei confronti della madre costituiscono un elemento fondamentale di cui non si può evitare di tenere conto nel rilascio di un’autorizzazione al possesso di armi e munizioni. Il giudizio medico, infine, è solo un “requisito preliminare ai fini del rilascio del porto d’armi”.

Da qui il rigetto del ricorso e la condanna al pagamento delle spese del giudizio.

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