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Arconi, raccolta firme contro il Comune: "Fermate il progetto"

Sala della Vaccara sold out per discutere il documento, in forma di appello, preparato da un comitato di cittadini che si oppongono all’operazione cemento armato sotto gli Arconi

Sala della Vaccara sold out per discutere il documento, in forma di appello, preparato da un comitato di cittadini che si oppongono all’operazione cemento armato sotto gli Arconi. Stavolta le posizioni sembrano aver trovato una sintesi che travalica le posizioni ideologiche e le appartenenze partitiche, in nome del bene e dell’interesse comuni.

Numerosi gli interventi di amanti della città (storici, tecnici, rappresentanti dell’associazionismo di base) i quali, a vario titolo, stigmatizzano l’operazione. In coro a rilevare – secondo le linee del documento – come gli Arconi e il complesso monumentale del Murus Civitatis appartengano non solo a Perugia ma all’intera umanità.

Al tavolo, il medievista Franco Mezzanotte e il presidente della Società operaia Primo Tenca. Convinti che i corpi in aggetto siano gravemente lesivi della dignità e della leggibilità del monumento, hanno preso la parola in parecchi, in unità d’intenti e di visione.

Il sociologo Vanni Capoccia ha richiamato i termini “sfregio, stupro, obbrobrio”. Il gallerista Mario Orsini ha definito “inaccettabile” la scelta dell’amministrazione, per “l’aggressione al tessuto storico urbanistico cittadino”, fino a usare i termini “profanazione” dell’accesso alla Perugia underground. L’ex assessore Enzo Coli ha ricordato la figura di Giuseppe Agozzino, sempre vigile tutor civitatis, arrivando a qualificare l’operazione come “inetta, parassita, qualunquista”. L’antichista Michele Bilancia ha condiviso il taglio del documento, come anche la bibliotecaria Serena Innamorati che ha visto nella piazza della Rupe un potenziale luogo di accoglienza e di aggregazione per i giovani.

L’antropologo Giancarlo Baronti ha rilevato l’esigenza che il luogo divenga elemento qualificante di quel Museo urbano diffuso di cui si avverte il bisogno. Senza dimenticare lo scempio dell’attuale sistemazione dell’area adiacente piazza Grimana. Lo storico Alberto Grohmann ha rilevato come il testo del documento vada definito inequivocabilmente “politico”, soffermandosi sull’esigenza che il luogo sia fruibile, appartenga ai “segni da tramandare” alle future generazioni, così come i contemporanei l’hanno ricevuto dalle precedenti.

Il consigliere Tommaso Bori ha ripercorso le tappe storiche del progetto, smentendo diffuse convinzioni sul fatto che tutto sia proceduto secondo le linee del progetto iniziale Quello attuale “snatura, deturpa, cancellando uno skyline unico e mandando alle ortiche un unicum storico e una risorsa paesaggistica. Da qui l’attivazione della Commissione di controllo e garanzia”. L’amministrazione comunale non era presente attraverso i propri rappresentanti.

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