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Sabato, 18 Maggio 2024
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LETTI PER VOI Si dice 'A volte ritornano'. Battuta che si adatta a 'Racconti dai Ponti' di Breccolenti

Quello di Umberto Alunni Breccolenti non è però un “vero” ritorno, perché lui non si è mai allontanato dal suo paese. Di cui ama ogni angolo, ogni personaggio

Si dice “A volte ritornano”. Battuta che si adatta a “Racconti dai Ponti. Pillole di ironica realtà (Morlacchi editore, 15 euro), sequel di “Perugia vista dai Ponti” del 2014.

Quello di Umberto Alunni Breccolenti non è però un “vero” ritorno, perché lui non si è mai allontanato dal suo paese. Di cui ama ogni angolo, ogni personaggio.

Compaesani osservati, e raccontati, con occhio affettuoso, anche se non privo di ironia. Un’ironia che Umberto è capace di usare, prima di tutto, verso se stesso, dato che si sente parte integrante di quella comunità. Una comunità di cui il Nostro (architetto di professione/affabulatore di convinta elezione) è in grado di raccontare storia e storie, principalmente quelle buffe e ridicole, ma senza ‘mettere in ridicolo’. Perché i suoi personaggi non sono figurine da operetta, ma uomini e donne in carne e ossa, animati dalle migliori intenzioni, compresa quella di ironizzare verso se stessi. Che è il mestiere più difficile di questo mondo. E sono coscienti di dire una sciocchezza, di comportarsi in modo ridicolo. Lo fanno – si direbbe – in piena consapevolezza e complicità. Perché il perugino, che sia del centro o di fuori le mura, ogni tanto si diverte a “fa’ l bucciotto”. Che non significa svilirsi, ma atteggiarsi a finto tonto, come il bambino furbetto che sa di accaparrarsi indulgenza e comprensione anche quando fa una birichinata. Soprattutto.

Insomma: il segreto di Umberto, e dei suoi compaesani del Ponte (di tutti i Ponti fuori le mura, ma in specie quello della Valle dei Ceppi!), consiste soprattutto nell’essere seri… senza prendersi troppo sul serio.

Seri, ma non seriosi. Soprattutto non noiosi. Perché la serietà è roba di sostanza. Mentre la “seriosità” ha sempre qualcosa di fasullo e supponente. Insomma: si può sorridere e far sorridere. Ben sapendo che le figuracce vere le fanno quanti vogliono atteggiarsi a ciò che non sono, dandosi importanza, facendo la faccia compunta.

Un sorriso può anche diventare una risata, qualche volta. Aperta, mai sguaiata. Ma è soprattutto indice d’intelligenza, di complicità. Il sorriso di Umberto – e quello che lui è in grado di suscitare – è disteso e mai nervoso, duraturo, moderato, esprime una certa profondità emozionale. Anche.

Ecco perché i personaggi di Umberto, indicati col semplice soprannome (o col patronimico o matronimico, intendendo il nome o soprannome di babbo e mamma, o l’eteronimo di famiglia), non si offendono. È convenzione accettata e condivisa quella di indicarsi col nomignolo, personale o familiare. 

FOTO - 'Racconti dai Ponti', le immagini dal passato

Dunque, scoprire (nel secondo) i nomignoli dei personaggi del primo volume è come farci ritrovare delle vecchie conoscenze, perfino degli amici.

La confidenza che Umberto ha coi suoi protagonisti diventa anche la nostra. Ci pare di conoscerli, di ritrovarli coi soprannomi ormai familiari: dal prete alla vicina di casa pettegola, da colui che alza un po’ il gomito a quello abituato a dir balle. E li incontriamo come ce li saremmo aspettati: tali e quali.

È per questo che ritengo questo libro qualcosa di più di un semplice ritorno a casa. Un libro fondamentale. Di più: necessario.

Aggiungo che il volume – da me prefazionato e curato – contiene in appendice anche una serie di proverbi perugini (“Pillole di saggezza popolare”) e una gallery fotografica di alto interesse documentario.

Prefazione dell’Inviato Cittadino e introduzione, affettuosa e competente, dell’Assessore alla Cultura del Comune di Perugia Leonardo Varasano. Che scrive: “Una saggezza talvolta un po’ ruvida, ma sempre in grado di tradurre in parole il buon senso antico”.

*Pennellata di modernità: i qr che rimandano a letture selezionate, interpretate dagli attori del Dónca Leandro Corbucci e Gian Franco Zampetti.

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