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PERUGINERIE Bruno Signorini avrebbe compiuto, quest’anno, il secolo di vita

Una figura di riferimento non solo dell’architettura, ma della civitas perusina

Era scomparso a 89 anni, lasciando un ricordo vivo e grato in città. Ai figli Giovanna, Francesco e Filippo l’onore e onere di tenerne vivi il nome e la memoria.

Ma ricordarlo attraverso la sua opera è dovere di noi tutti.

Impossibile dimenticare le tante medaglie accumulate in decenni di onorato servizio. Sia come docente di scenografia all’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci”.  Sia nelle tante opere di rango che punteggiano la Vetusta.

Personaggio poliedrico e orientato alla sperimentazione, non amava adagiarsi sui comodi divani del risaputo. Ma è vissuto e ha operato sempre riservando grande attenzione e rispetto all’antico e massima apertura al contemporaneo. Traguardati con atteggiamento da innamorato.

Architetto e urbanista rigoroso, ma anche estroso.

Bruno Signorini era nato a Perugia nel 1924, un secolo fa.

Laureato in Architettura a Firenze nel 1952, apre lo Studio di architetto al Piscinello: luogo evocativo, carico di storia, ricco d’acqua (lo dice il nome) con cui innaffia il suo orto adiacente all’antica fonte. Dove una pietra ammonisce “Immondezze qui non si gettino né si lavi alcun drappo veglia la legge”.  E quell’acqua, si dice, scende dal sopravanzo della Fontana Maggiore.

Tra le perle della sua attività ricordiamo l’allestimento della sala del Consiglio Comunale di Perugia, la torre campanaria della Chiesa di San Bartolomeo a Ponte San Giovanni (1993) dove gioca a mescolare i materiali, gli interventi a San Francesco al Prato… ma l’elenco sarebbe lunghissimo.

Da ricordare il riconoscimento (2008) che il Consiglio Comunale volle conferirgli con l’iscrizione nell’Albo d’Oro di Perugia.
 

Detto tra noi. Mi piace ricordare che il complesso edilizio in cui vivo, in via Torelli, è stato progettato da Signorini (sebbene eseguito disgiuntamente dalle imprese Biscarini, Menigatti e Carlicchi). Si tratta di un esempio di sintesi fra natura e manufatto umano. L’anfiteatro si distende a valle di una collinetta punteggiata da olivi, adagiato con grazia sull’esistente, senza divorare territorio, ma assecondandone la configurazione. A fianco del parco Onaosi e di fronte alla collina di Monte Morcino, quest’opera costituisce un fulgido esempio di arte architettonica contemporanea.

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