Domenica, 19 Settembre 2021
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Quella proposta di legge regionale sui defibrillatori sembra prescindere dall’esistente. Peccato

Non si vede in cosa consistano le novità che la proposta di legge vorrebbe introdurre

Quella proposta di legge regionale sui defibrillatori sembra prescindere dall’esistente. Peccato. Insomma: sembra voler fare tabula rasa di quanto è stato già realizzato. Va ripensata, adeguata, dotata delle necessarie risorse economiche. Altrimenti è una scatola vuota. E suscita più di una perplessità. È questo il parere di un esperto.

Ne abbiamo preso visione e ne riferiamo.

Cominciamo dagli articoli in tema di “Diffusione e utilizzo dei defibrillatori semiautomatici nella regione Umbria”. Il numero 1 e 2 (che poi sono riconducibili allo stesso significato, insomma: dicono la stessa cosa), parlano di “obiettivi” e “finalità”, correttamente condivisibili, così come l’‘oggetto’ (art. 3). Ci accorgiamo però che i commi sotto declinati, tutti di buon senso, si riferiscono a step già previsti dalle norme in vigore.

Per dire: fino ad oggi, erano già individuati la rete, le persone da formare e relativi elenchi, i percorsi formativi e quant’altro. Altrimenti ci si chiede come si siano finora autorizzati enti formatori con relativo riconoscimento dei soggetti, anche “laici” (ossia non professionali), regolarmente accreditati.

È dunque perfino ovvio, se non banale, ribadire, in merito ai formatori: “I soggetti erogatori di formazione sono rappresentati dalle Centrali operative del 118, dai centri di formazione accreditati di altre strutture del Servizio sanitario regionale (SSR), delle università, degli ordini professionali, sanitari, delle organizzazioni medico-scientifiche di rilevanza nazionale, della Croce rossa italiana e delle associazioni di volontariato nazionali e regionali operanti in ambito sanitario, degli enti pubblici che hanno come fine istituzionale la sicurezza del cittadino, e di altri soggetti pubblici e privati operanti in ambito sanitario che dispongono di una adeguata struttura di formazione accreditata”.

Abbiamo verificato che in Umbria ci sono strutture accreditate a Perugia, Terni, Gualdo Tadino, Città di Castello, Spoleto, Gubbio, Foligno [accreditamento - 118 Perugia]. Si vorrà dire che fino ad oggi sono state fuori legge? Senza trascurare che molti di questi soggetti svolgono attività di formazione anche come scopo economico, facendone, insomma, un mestiere e avendo effettuato investimenti in personale e strumentazione. Che facciamo: li lasciamo in mezzo al guado? Diciamo loro: abbiamo scherzato?

Ottimo l’articolo 5, col previso “bollino” a favore delle strutture in regola: “. La Regione, nell’ambito dei piani di comunicazione e informazione di cui al comma 1, prevede la realizzazione di un “Marchio di prevenzione” da assegnare alle strutture che si dotano di DAE come indicatore di qualità dei servizi offerti, intesa come maggiore tutela della salute dell’utenza affluente a tali strutture”.

Ma, ciò detto, non si vede in cosa consistano le novità che la proposta di legge vorrebbe introdurre.

Certamente che le scuole, le palestre, gli oratori (che mi si dicono molto sensibili), i luoghi di formazione e socialità dovrebbero essere dotati di defibrillatori e di personale adeguatamente formato. Se ne parli coi Comuni, richiamandoli alle loro responsabilità. Per quanto riguarda il Comune di Perugia, sia chiaro – e lo abbiamo già scritto (INVIATO CITTADINO Perugia ha già il proprio Progetto Cuore. Non è vero che siamo all’anno zero) – che non siamo all’anno zero, non si parte dal vuoto pneumatico. Esiste una rete perfettamente funzionante. Perfettibile, certamente, come tutte le cose umane.

Cos’altro aggiungere? Che la proposta di legge andrebbe meditata e il Consiglio dovrebbe provvedere ad una messa a punto, cominciando col procedere a bilancio.

Il rischio è che si cominci col cancellare una norma già esistente, tra l’altro nazionale, che faceva capo al 118. Senza peraltro tenere nel debito conto il fatto che esiste già una norma regionale che regolamenta e accredita le associazioni e gli enti formatori. Altrimenti, fino ad oggi, come si è fatto? Si è forse agito nell’illegalità?

Insomma: non si può ricominciare sempre daccapo.

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