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GRIFONERIE di Claudio Sampaolo | C’eravamo tanto illusi, ma l’ottavo posto è ancora lì

Da Alvini a Santopadre, dai tifosi all’ambiente tutto, la salvezza acquisita ha giocato brutti scherzi

claudio sampaolo-2-2-2Da cosa può essere dipeso il blackout del Perugia nelle due partite interne? Problemi tecnici e strutturali, sicuramente (troppi errori sotto misura, giocatori forse al limite delle loro possibilità), ma secondo noi anche e soprattutto mentali, psicologici. Proviamo a spiegarci Dopo la grande partita col Lecce, tutti, anche chi scrive queste note, ha esaltato una squadra capace di mettere sotto la prima in classifica in inferiorità numerica (“capolavoro di Alvini”), prestazione che si è andata ad aggiungere a quelle eccellenti, anche se abbastanza sfortunate, per così dire, contro Brescia e Benevento. A questo punto in tanti, da Santopadre all’ultimo dei tifosi, da Alvini al 25.mo in rosa a gran parte della stampa, hanno cominciato a pensare seriamente che si potesse addirittura arrivare un po’ più in alto nei playoff.

Prova ne sia che il misuratissimo Alvini, nella conferenza stampa finale se ne uscì con una botta di verità (“Baroni non ci ha capito niente, né durante la partita né alla fine”) che rispecchiava di certo la realtà dei fatti, ma che suonava strana detta da uno attento agli equilibri interni come lui. E qualche giorno dopo, passati a Reggio Calabri a con un gol al 90’ di Burrai, Alvini, il cauto, didascalico, pacato Alvini, che sta sempre attento a non scontentare nessuno, se n’è uscito con una frase che in pochi (forse) hanno rilevato. Questa: “Ci hanno fermato a Brescia, altrimenti avremmo lottato per la promozione diretta”. Bum! Dalla corsa salvezza a quella per la serie A nel giro di sette giorni? Possibile? No. E’chiaro che almeno i vertici del Grifo stavano lavorando sotto traccia per tentare una impresa clamorosa e la vittoria di Reggio ha fatto venire alla luce, in un impeto di ottimismo sfrenato, questo proposito.

Vogliamo pensare, insomma, che essersi gonfiati il petto, un po’ tutti, ha procurato qualche calo di tensione nella squadra, che aveva puntato alla salvezza con un livello di concentrazione massimale. Forse così si spiegano i regali fatti a Spal e Como, frutto di errori singoli e sbadataggini assortite. Questo ben al di là di qualche scelta di Alvini che non ci ha convinto (D’Urso fuori e Kouan in campo o Segre terzino). Ma quando De Luca, domenica pomeriggio ha 5 palloni da mettere dentro e non riesce a segnare, davvero ce la vogliamo prendere con Alvini? De Luca, detto a sua scusante, è davvero stanco. E si è visto chiaramente nel secondo tempo quando non è riuscito più nemmeno a staccare di testa sui lunghi rinvii da dietro. Una cosa che ha sempre fatto da manuale. Evidentemente le gambe sono appesantite da 30 partite giocate a tutto campo, senza risparmiarsi. Ora ci sarà tempo per rifiatare e recuperarlo. Perché sia chiaro, se i gol non li segna lui i playoff davvero diventano una chimera.

Quanto a Chichizola possiamo ripetere quello che abbiamo già rilevato in fase di valutazioni sui singoli: se un regista “basso”, diciamo Burrai, sbaglia, mediamente uno-due lanci su dieci, e non succede niente, lui che ha davvero piedi da centrocampista non può permettersi nemmeno quelli, essendo il portiere. Perché è verissimo che il gioco “da dietro” comandato da Chichizola consente al Perugia di guadagnare un uomo in mezzo al campo, ma i rischi sono sempre massimali ed anche in questo caso nessuno dei difensori era pronto ed attento a coprire un eventuale errore del portiere. Tutto ciò premesso, perché fasciarsi la testa prima ancora di aversela rotta? I playoff sono lì a sole tre lunghezze da un non irresistibile Ascoli e con 7 partite, teoricamente 21 punti a disposizione, tutto è possibile. Basta resettare quello che è successo dal 16 marzo a domenica e ripartire.

Tra l’altro, sempre che non tornino in corsa Cittadella e Reggina, se il testa a testa dovesse essere con l’Ascoli potrebbe entrare in ballo anche la classifica avulsa e sarebbe un terno al lotto. Le squadre sono pari sia nei punti conseguiti negli scontri diretti (3 a testa), sia nella differenza reti delle due partite (3-3), per cui subentrerebbe prima la differenza reti dell’intero campionato, nella quale il Perugia è per ora in vantaggio di misura (+6 contro +4) e poi un quarto parametro: le reti segnate in campionato. E qui sarebbe un guaio per il Grifo che, a meno di miracoli, è irrimediabilmente staccato: 43 a 33.

E nell’ipotesi playoff, anche come ottava, non staremmo troppo a disperarci visti i precedenti in trasferta. C’è qualcuno che pensa, onestamente, che il Perugia abbia paura di andarsi a giocare gli spareggi a Brescia (sappiamo come è andata grazie al tandem Miele-Mazzoleni), a Benevento e Frosinone (0-0 bugiardissimi), a Monza (tre punti gettati nel recupero con 4 errori sommati dei difensori, circostanza quasi irripetibile), a Lecce (rischi iniziali ma poi vittoria sfiorata nella ripresa), a Pisa (idem), a Cremona (3-0…)?

Inciso finale: a riprova del fatto che Gianpiero Miele a Brescia ha fatto veramente un mezzo disastro, da allora è stato designato una sola volta e per una partita di fascia bassa (Pordenone – Como), oltre a due presenze da “quarto”serie A, che è una specie di limbo, di punizione mascherata che Rocchi usa spesso per arbitri da recuperare senza troppe pressioni.

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