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Parte la stagione teatrale al Mengoni con un esperimento tecnologico mai visto in Umbria

Sono 20 le candeline sulla torta del magionese teatro Mengoni, anche quest'anno la stagione si annuncia particolarmente attraente e ricca di esclusive

Sono 20 le candeline sulla torta del magionese teatro Mengoni. A tanto ammontano le stagioni di proficua collaborazione col Teatro Stabile dell’Umbria. “Anche se i rapporti – spiega il direttore artistico Gian Franco zampetti – datano a periodi addirittura precedenti, prima del restauro dello storico teatro”.

Anche quest’anno la stagione si annuncia particolarmente attraente e ricca di esclusive.“Abbiamo investito risorse per adeguare attrezzistica e impianti tecnologici”, ricorda Vanni Ruggeri, assessore con delega alla cultura del Comune di Fra’ Giovanni.

“Una stagione di forte appeal, dallo spiccato sapore letterario, intriso anche di ironia e ardite contaminazioni musicali”, aggiunge. Bianca Maria Ragni dello Stabile si sofferma sugli spettacoli in cartellone. Apre Giobbe Covatta, con “La divina Commediola”, intrisa di messaggi pacifisti (per grandi e piccoli) con switch tra il comico e il drammatico. Poi il “Souper” di Ferenc Molnàr: sì quello dei Ragazzi della via Paal, il libro che ha commosso generazioni di giovani e adulti.

Assoluta novità di “Miseria e nobiltà”, tra la farsa di Scarpetta e l’esperimento tecnologico: l’idea di proporre un’audiodescrizione per i non vedenti, con tanto di cuffie wireless. Per l’Umbria è cosa mai vista. Parlando di dialetto, chi meglio di Ciro Masella poteva proporne la versione pugliese?

Tre  colonne come Paolo Monacelli, Giuseppe Pambieri e Valeria Ciangottini propongono “Classe di ferro”, sul tema della terza età. Non poteva mancare uno Shakespeare, nel centenario della morte del Bardo, con una Bisbetica inusuale in cui la litigiosa Cate appare come vittima di un sistema maschilista e vessatorio.

La stupenda Maddalena Crippa monta proprio a Magione, con una residenza, “L’allegra vedova” in cui si offre al giudizio del pubblico in veste coreutica e canora. Due prodotti a km zero con “Cantico” di Giulia Zeetti e “Gianni” di Caroline Baglioni, nate e cresciute sui nostri palcoscenici.

Due i balletti, presentati dalla brava Adele Bevilacqua, nel solco della linea tracciata dal Mengoni e ormai ampiamente adottata nel circuito regionale. Il primo è “Indaco” che innesta il balletto sul tema uomo-natura e contamina con illusioni ottiche scenografiche di grande impatto. Il secondo è “R. Osa” in cui Silvia Gribaudi (tutt’altro che una silfide, anzi personaggio dalle fattezze boteriane) dissacra e provoca, sfidando il pubblico con nuovi linguaggi e inusitate movenze.

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