“Giobbe e l’enigma della sofferenza”, grande mostra itinerante al Cerp

Una grande mostra itinerante è aperta al Cerp, fino alla fine del mese, con ingresso libero in orario 9-19

Personaggi esemplari come le loro storie tutte perugine: Leonardo Cenci e la sua Avanti tutta, il gastroenterologo in odore di santità Vittorio Trancanelli. Ad avvalorare una semplice tesi: riconoscere anche nel dolore la presenza di Dio che può affrancarci dalla negatività del male. Giobbe grida a Dio la propria sofferenza, come fanno tanti esseri umani innocenti che s’interrogano sul destino di dolore che li colpisce inesorabilmente.

Una grande mostra itinerante è aperta al Cerp, fino alla fine del mese, con ingresso libero in orario 9-19. S’intitola “Giobbe e l’enigma della sofferenza” e nasce dal “Meeting per l’Amicizia fra i popoli”, tenuto a Rimini l’anno scorso. È stata curata da Ignacio Carbajosa, scrittore, ordinario di Antico Testamento all’Università San Damaso di Madrid e direttore della rivista “Estudios Bíblicos”, oltre che autore di un raffinato saggio sulla poesia leopardiana.

L’esposizione ci ricorda che il problema del male e della sofferenza innocente ha sempre interrogato l’essere umano. Ma, negli ultimi tre secoli, la questione è diventata domanda sulla bontà e sull’esistenza stessa di Dio: come può un Dio buono permettere tutto questo male? La mostra è arrivata a Perugia per iniziativa della Diocesi e del Centro Culturale Maestà delle Volte, col patrocinio di Comune, Provincia e Regione.

Terremoti, attentati, guerre, genocidi, storie di ordinaria sofferenza di individui e popolazioni sono il fulcro intorno al quale si dipana l’iniziativa. Così la voce di Giobbe che grida a Dio è la stessa voce dell’uomo di oggi che proclama al mondo il proprio dolore. E Dio come risponde? Facendo sentire la propria presenza nella storia, collocando anche il dolore in un orizzonte di positività. Insomma: ex malo bonum, nel senso che la sofferenza stessa può divenire occasione di meditazione, di preghiera e di riscatto. Tutto questo, e molto altro, c’è sotto e dentro un’iniziativa che riesce a collegare la storia del passato con la contemporaneità. Nella condivisione consapevole della dignità universale del dolore.

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