Martedì, 16 Luglio 2024
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Giuman all’Abbazia di Sassovivo con un Silentium… che parla. Titolo evocativo per una mostra intrisa di spiritualità

Giuman all’Abbazia di Sassovivo con un “Silentium”… che parla. Titolo evocativo per una mostra intrisa di spiritualità. In collaborazione con i Piccoli Fratelli di Jesus Caritas, discepoli di Charles de Foucauld, che abitano e custodiscono l’Abbazia, e con l’Associazione Amici dell’Abbazia di Sassovivo.

Ben 23 opere coniugate sotto il segno di linguaggi polimaterici compenetrati e ricchi di suggestione: olio su tela e su tavola, ceramica, fotografia, progetti site specific, ossia appositamente concepiti per il luogo dove sono esposti.

“Tappe di un percorso ultradecennale – commenta Emidio De Albentiis, Direttore dell’Accademia di Belle Arti ‘Pietro Vannucci’ – che mi onoro di seguire con stima e interesse. Anche perché ricordo che Giuman è stato mio predecessore nel ruolo da me attualmente rivestito”.

Roberta Taddei, presidente dell’Associazione Amici dell’Abbazia di Sassovivo, ricorda il filo rosso che lega Giuman alla rappresentazione umana del sacro quale emerge nel suo Maestro Gerardo Dottori. Un Giuman che, attraverso la sua opera originale, ci propone e ci impone di guardarci dentro.

E Roberta ricorda anche che Sassovivo si appresta a divenire il terzo polo museale folignate, con dichiarati interessi nel settore dell’Arte contemporanea.

Una spiritualità “aconfessionale”, quella di Giuman, che però non si discosta più di tanto da quella di Ulisse Ribustini, di cui porta i geni ereditari per una parentela acquisita con la frequentazione e l’affetto della Nena, la nutrice che da bambino lo lattò all’amore per l’arte e la cultura.

Da Antonella Pesola, critica d’arte e presentatrice della mostra, parole di profonda conoscenza delle opere e i giorni del prolifico artista.

Tanto generoso e fecondo da aver realizzato – racconta lui stesso – ben 17 opere i due mesi, lavorando tredici ore al giorno.

Una mostra che richiedeva non meno di due anni d’impegno indefesso. Ma che Giuliano, con la sua inesausta ostinazione, ha realizzato nel tempo record di soli tre mesi.

Con novità come una grande opera di metri 9*2: un gigantesco olio su tavola con applicazione di ben 230 vetri colorati. Un’esplosione di colori che emergono dal buio. Perché solo nell’ossimoro buio/luce si può instaurare un dialogo tra le parti che compongono il miracolo del tutto. Attraverso l’inventio che scopre e si scopre, che vela e disvela. Diffondendo una straordinaria potenza creativa al servizio dell’arte che parla. Tanto più nel silenzio.

Il catalogo che c’è, anche se sembra che non ci sia… La mostra è priva di catalogo cartaceo. Anche perché non esiste immagine fissa in grado di rendere il dinamismo di una produzione polimorfica e cangiante. Da qui la realizzazione di un catalogo virtuale multimediale che si può acquisire direttamente chiedendolo all’indirizzo silentium@blu.it. Da Giuman ci si può aspettare di tutto. Anche un virtuale che racconta un indicibile reale. Insegnandoci a guardare la realtà non solo per quello che è. Ma per come sarebbe bello che fosse: distillata in una dimensione di perfetta spiritualità, resa con materica leggerezza. Nella limpidezza di una meditazione su noi stessi. Oltre che su modi e mondi celati in interiore homine. Dove, secondo il Santo d’Ippona, habitat veritas.

Visitabile, a ingresso libero, dal 7 maggio al 7 ottobre. Non ci sono scuse per non andarci.

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