IL RACCONTO di Ruggero Luzi | Il viaggio: "Il treno delle diciotto e trenta. Lei ci sale dal lunedì al venerdì..."

Ruggero Luzi, umbro, medico in pensione ma brillante penna, entra a far parte del nostro piccolo mondo di Perugiatoday.it con l'obiettivo di dare emozioni, far riflettere e soprattutto dare una chiave di lettura diversa dalla cronaca

Ruggero Luzi, umbro, medico in pensione ma brillante penna, entra a far parte del nostro piccolo mondo di Perugiatoday.it con l'obiettivo di dare emozioni, far riflettere e soprattutto dare una chiave di lettura diversa dalla cronaca. I suoi raccoti brevi, di vita vissuta e reale, saranno il dolce tanto atteso nel menù che cerchiamo di offrire ai nostri lettori. Vogliamo rendere sempre di più Perugiatoday.it un grande contenitore dove tutti possono esprire opinioni, scrivere, segnalare... e ai giornalisti spetta il compito di raccontare la cronaca di tutti i giorni. (il direttore Nicola Bossi).

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di Ruggero Luzi

Il treno delle diciotto e trenta. Lei ci sale dal lunedì al venerdì. Il percorso è breve, cinquanta minuti. Legge per tutta la durata del tragitto, supera due stazioni e la terza scende. Trenta pagine e mancano cinque minuti all'arrivo. Chiude il libro, lo ripone nello zaino, si alza, percorre il corridoio tra le file di poltrone e attende di fronte la porta d'uscita. Cinque anni che compie gli stessi gesti, dal primo giorno di lavoro con la qualifica di segretaria nello studio legale. La mattina esce di casa alle sei e trenta per salire sul treno delle sette e quindici per altri quarantacinque minuti di lettura. Sessanta pagine al giorno per venti giorni al mese, considerate le feste infrasettimanali e le ferie, ha letto circa duecento libri. Non sa di nessuno dei passeggeri e occupa la prima poltrona che trova libera accanto il finestrino.

Si siede, dà uno sguardo fuori, perché in inverno le piacciono le luci della stazione ed in estate le montagne che si scorgono lontane, quindi prende il libro e si immerge nella lettura. Nessuno le ha mai rivolto la parola, nemmeno l’uomo in divisa le chiede più di esibire l'abbonamento. Una mattina aprendo la borsa, lo sgomento, l'aveva svuotata di tutte le sue cose e il libro non c'era. La sera prima aveva riposto quello che aveva finito di leggere, aveva preso il nuovo libro dallo scaffale ed in quel preciso istante lo squillo del telefono l'aveva distratta ed il libro era rimasto sul tavolo. D'impulso guardò l'orologio nella speranza di correre a casa. Non c'era tempo. Pensò alla libreria della stazione, non era ancora aperta. Si guardò intorno per la prima volta con la speranza che qualcuno le prestasse un libro. Non aveva mai visto tanta gente intorno a sé. Osservò il volto di ciascuno e non capiva la loro esistenza in quel luogo riservato alle sue letture.

Ebbe la sensazione che tutti aspettassero quel momento, che lei non aprisse il libro per concedersi a loro e condividere il viaggio. Finalmente i suoi occhi guardavano i loro occhi, finalmente ascoltava i loro discorsi, finalmente era parte di loro. Sentiva il bisogno di chiedere scusa per tutti gli anni passati a leggere. Decise di non scendere alla stazione, sarebbe rimasta sul treno per recuperare il tempo perduto. Le stazioni, una dopo l'altra venivano superate ed i passeggeri scendevano e salivano, e lei voleva parlare con tutti. Voleva spiegare il suo lungo silenzio, giustificare, essere compresa e comprendere. Il treno correva veloce sui binari, il giorno scompariva nel buio della notte e le luci della notte si spegnevano nel nuovo giorno, stazione dopo stazione. Lei si sentì stanca. L'adagiarono tra due poltrone e vide il volto di un uomo con un cappello rosso che le annunciò l'arrivo nell'ultima stazione. 

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