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Mercoledì, 29 Giugno 2022
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Ai Notari, riflettori puntati sul sesto incontro del ciclo 'Prospettiva Pasolini'. Non sapeva fare cinema ma… lo fece da poeta

Ai Notari, riflettori puntati sul sesto incontro del ciclo "Prospettiva Pasolini". Non sapeva fare cinema ma… lo fece da poeta.

Questa in sintesi la valutazione espressa sulla produzione cinematografica da Giovanni Bogani, critico cinematografico e scrittore, che ha relazionato sul tema “Pasolini e il cinema”.

Saluto istituzionale e introduzione dell’assessore alla cultura del Comune di Perugia, Leonardo Varasano, seguito da Simone Casini, attivo complice di Carlo Pulsoni nell’ideazione di questo interessante ciclo di conversazioni. Peraltro legate alle due mostre pasoliniane, in corso alla Biblioteca Augusta e a San Matteo degli Armeni.

Un filo rosso (familiare) lega Varasano ai professori Bogani e Casini. I quali rivelano un comune discepolato ‘mariottino’ che radica nell’insegnamento del padre dell’assessore. Ampio riconoscimento all’amico Carmine per aver ben seminato… su terreno evidentemente fertile.

Bogani ha parlato da competente. È, infatti, critico cinematografico del quotidiano "La Nazione". Ha collaborato con numerose riviste nazionali e internazionali, con numerosi quotidiani e con siti web specializzati, tra cui MyMovies. Ha pubblicato saggi sui registi Wenders, Altman, Tarkovskij, Antonioni e sugli scrittori Calvino e Tondelli.

Il relatore ha compiuto un’ampia diegesi sull’attività cinematografica pasoliniana che si dipana per un quindicennio, con prodromi significativi nell’attività di soggettista e sceneggiatore di personaggi di rango. Non senza rilievi arguti, come quello consistente nel contrasto tra il viso “duro” e scavato del poeta di Casarsa, dotato invece di una voce delicata e suadente.

Poi l’attenzione al mondo dei ‘vinti’: sottoproletari, classi subalterne, categorie dropouts di papponi e prostitute, ladruncoli e sbandati. Un’analisi mai rassicurante, ma lacerante, a far capo da “Accattone” o alla collaborazione con Fellini per “Le notti di Cabiria”.

Fra numerosi esempi, viene proposta qualche riflessione sulle scelte stilistiche ed espressive. Il contrasto tra personaggi “ignobili” e musiche “nobili”. La ricerca di una sintassi nuova che ignora le raffinatezze del movimento macchina sofisticato e sceglie la grammatica del primo piano, alternato alle scene di massa. Nell’inconsapevolezza di piani sequenza e stilemi non studiati alla scuola di cinematografia, ma partoriti da una mente creativa e da uno sforzo teso a sfruttare l’espressività di non-attori, quali furono – salvo rare eccezioni – gli interpreti del suo cinema.

Questo e molto altro è emerso nell’incontro cui hanno partecipato estimatori del cinema e della pagina letteraria pasoliniana.

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