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Economia

Profonda crisi anche per un mito del Made in Umbria: la Chianina. Rincari e richieste dimezzati. L'appello degli allevatori per non morire

Il presidente della Cia, Matteo Bartolini: “Difficoltà senza precedenti che rischiano di mettere ko gli allevatori”

Anche un simbolo del food del made in Umbria, come la carne di Chianina, richiesta e apprezzata in tutto il mondo, sta vivendo una profonda crisi commerciale con tanto di allevamenti, quelli minori, che stanno lottando per non chiudere travolti dall'aumento dei prezzi e la diminuzione, a causa della richiesta in discesa, del prezzo al chilo. 

“Tra i mercati in ansia - ha spiegato il presidente di Cia Agricoltori Italiani dell’Umbria Matteo Bartolini - quelli delle carni di pregio, come quello della Chianina dove, agli aumenti dei costi di materie prime e servizi, si sono aggiunti anche quelli causati dalle sfavorevoli condizioni metereologiche. La siccità ha limitato i pascoli dei capi di bestiame, rendendo necessario l’approvvigionamento dei foraggi i cui costi hanno visto una impennata, determinando ulteriori spese. Oltre a questo c’è la problematica della contrazione del mercato che vede la riduzione della domanda sia nel mercato interno che in quello di esportazione. A fronte dell’aumento di questi costi, ora si presenta un calo del prezzo di vendita del capo bovino che ha raggiunto i minimi storici (-10% per l’Igp)".

Ma in generale l'inizio 2023 è amarissimo per tutti gli allevatori umbri: rincari, non solo dei costi di produzione e dell’energia, ma anche dei mangimi e carburanti,

"Chiediamo al governo regionale – ha concluso Bartolini - l’avvio di un tavolo di lavoro finalizzato ad un piano zootecnico che vada ad analizzare e risolvere le problematiche del settore, inserendole anche in un nuovo e rinnovato approccio produttivo anche in linea con le politiche europee in merito al benessere animale e ambientale e per offrire nuove opportunità di mercato alle produzioni di qualità umbre”. 

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