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Mercoledì, 18 Maggio 2022
Economia

"Perché Santiago de Compostela sì e Assisi no?": ristoratori e albergatori contro il Governo

Domenico Mamone, presidente dell’Unsic, che sta raccogliendo le proteste degli imprenditori del settore turistico associati al sindacato datoriale, costretti di fatto a tenere “sigillate” le proprie strutture turistiche

"Perché Santiago de Compostela sì e Assisi no?": una domanda polemica che porta la firma di Domenico Mamone, presidente dell’Unsic, associazione di categoria per imprenditori e coltivatori, che sta raccogliendo le proteste degli imprenditori del settore turistico associati al sindacato datoriale, costretti di fatto a tenere “sigillate” le proprie strutture turistiche, mentre agli italiani più fortunati è permesso di recarsi all’estero, alimentando realtà a noi concorrenti. 

“Oltre al danno, la beffa – continua Mamone. “Mentre il settore turistico in Italia e in Umbria continua a leccarsi le ferite - il comparto hospitality ha perso 13,5 miliardi di euro nel 2020, con 156 milioni di presenze straniere in meno e 66mila posti di lavoro scomparsi, e quello dei viaggi d’affari 7,6 miliardi, secondo i dati di Federalberghi e del Politecnico di Milano – si sostengono le realtà a noi concorrenti, ad esempio in Spagna, Grecia e Croazia, con i soldi degli italiani”.

Il presidente dell’Unsic reputa la decisione, oltre che incomprensibile sul piano economico, illogica anche su quello della salute pubblica. “Se è giusto mantenere prudenza e intransigenza a causa delle 30mila persone ricoverate per Covid, delle 3.700 in terapia intensiva e dei 529 decessi solo ieri (senza il dato siciliano), che senso ha favorire spostamenti e assembramenti per restituire parvenze di normalità a pochi privilegiati che scelgono di spendere i propri soldi all’estero? Non converrebbe, invece, prepararsi in tempo alla nostra stagione estiva, cercando di far spendere quei soldi in Italia con il massimo della soddisfazione e della sicurezza? Due anni fa per Pasqua scelsero l’estero quasi tre milioni di italiani. E quest’anno, strada obbligata, potrebbero essere di più. Il nazionalismo non c'entra: davvero la sola previsione di una quarantena di cinque giorni al loro rientro farebbe stare tutti più tranquilli?”.
 

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