DOSSIER 30mila pendolari umbri regalano "carbone" a Trenitalia e Regione: sfoghi, ritardi e "avventure" quotidiane

Vivere da pendolari, sui nostri treni, in direzione Roma o Firenze o Ancona o sulla ex Fcu che sta lentamente tornando in funzione... è roba da stomachi forti. Ci vuole tanta pazienza. Parola ai pendolari

Vivere da pendolari, sui nostri treni, in direzione Roma o Firenze o Ancona o sulla ex Fcu che sta lentamente tornando in funzione... è roba da stomachi forti. Ci vuole tanta pazienza. Coincidenze dopo neanche 40 chilometri con tanto di cambio treno a distanza di pochi minuti, ritardi cronici, per via di incidenti e malfunzionamenti. Spesso convogli freddi, a volte con pochi posti a disposizione. In più ci si mettono anche i bulli, italiani e stranieri, che non pagando il biglietto devono essere allontanati dalla Polizia.. ed ecco che il treno si ferma finchè non vengono fatti scendere  - spesso dopo lunghe trattative -. Bulletti che picchiano studenti, capitreno e anche chi si lamenta del loro comportamento. Un inferno. Ed ecco dunque che i pendolari, circa 30mila, si sentono dei fantasmi. I loro sfoghi, le loro disavventure... documentate dal collega Alexandru Rares Cenusa che per varie testate si occupa Frecciarossa, altavelocità, il recupero dell'ex Fcu. Un ottimo dossier che vale la pena di leggere. In attesa che la Regione e Trenitalia si decidano a dare una svolta ad un servizio pagato due volte: dai clienti con il biglietto, da tutti gli umbri con le tasse regionali. 

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Alexandru Rares Cenusa

“Fantasmi”. Tale definizione dei pendolari umbri, data a suo tempo dal responsabile del Coordinamento dei Comitati Pendolari Umbri, Gianluigi Giusti, è indicativa di una situazione ormai al limite del grottesco. La “certezza” del treno in ritardo sembrerebbe essere ormai il quotidiano “pane” dei circa 30.000 lavoratori e studenti umbri che utilizzano ogni giorno il treno per muoversi verso il nord o la capitale. Così, mentre in Europa si pensa ad una normativa che imponga il pagamento, o un contributo, per il tempo degli spostamenti necessario a giungere sul luogo di lavoro, tra l’Umbria e la capitale la certezza di passare ogni giorno una parte della propria vita ad attendere treni in ritardo sembra essere ormai consolidata routine per i pendolari umbri.

“Per la politica sono come fantasmi”, disse Giusti in tempi non sospetti. Ed in effetti i disagi delle famiglie dei 30.000 umbri in questione non sembrano riscuotere le attenzioni che meriterebbero, e non solo presso la politica. Infatti anche nel mondo della cosiddetta società civile pare che gli appelli dei pendolari, circa le reali necessità giornaliere, cadano per lo più inascoltati. Grandi dibattitti sul tema deI trasporti ed infrastrutture, solitamente, finiscono per concentrarsi solo sui grandi temi dell’innovazione, trascurando spesso quelle che sono le reali necessità dei viaggiatori.

Malgrado un contratto di servizio tra la Regione Umbria e Trenitalia, che dovrebbe portare, nel giro di pochi anni, al debutto dei treni “Super – Regionali” da 200 orari di velocità massima, e con servizi di infotainment degni di mezzi di categorie ben superiori, le problematiche inerenti i ritardi dei treni dei pendolari rischiano di non venire risolte da questi unici provvedimenti in itinere. A complicare ulteriormente le cose anche una certa “disattenzione” generale verso ciò che è “ordinario” in favore di ciò che è “straordinario”. Così, mentre nei primi giorni di dicembre, l’attenzione era tutta concentrata sul rinnovo del singolo treno Alta Velocità Frecciarossa umbro, con tanto di profonda soddisfazione degli innumerevoli “padri” del suddetto treno, non ha riscosso altrettanto clamore il fatto che in quegli stessi giorni i treni dei pendolari umbri diretti verso Roma accumulassero ritardi drammatici (anche nell’ordine dei 60 minuti), peraltro condivisi con quasi tutti i treni in arrivo ed in partenza dalla capitale.

Per esempio l’umile, e ai più sconosciuto, intercity 598, nei primi giorni del mese, è stato interessato da una costante sequenza di partenze in ritardo da Roma Termini. Il generale silenzio è stato rotto solo da alcuni sporadici post di sfogo degli stessi pendolari sui propri gruppi Facebook.

Scrive Federica – “Ogni sera verso le 18, davanti ai primi binari del girone dantesco che è ormai diventata la stazione di Roma Termini, dentro la gabbia trasparente degli accessi che rende persino più difficile tornare un attimo indietro a dare uno sguardo in libreria o comprare un panino, facce note si ritrovano dopo una giornata di lavoro. Aspettiamo il treno 598 uno dei soli 5 treni che da Roma salgono nel pomeriggio verso Firenze facendo scalo nelle città di Orvieto, Chiusi, Terontola e Arezzo. Guardiamo tutti con stanchezza nella stessa direzione, quella del tabellone di tre pagine, tanti sono ormai i treni in partenza da Roma nell'arco di un paio di ore, peccato che una buona parte siano in ritardo, perchéi treni sono troppi e lo snodo Roma-Settebagni non ce la fa ad assorbirli tutti. Guardiamo il tabellone in attesa di sapere il ritardo, che è costante quasi quotidiana, e poi a un certo punto il binario. Stasera 10 minuti, poi 20, poi il binario, poi passa il personale che anticipa a voce che hanno detto loro che andremo in linea lenta (+40 minuti)...

E a uscire dalle facce stanche è po'; la rabbia, un po' la frustrazione, un po' l'esasperazione di vite intrappolate in una quotidianità di ritardi e attese, legate a un lavoro lontano da casa che naturalmente non si può lasciare e che è difficile cambiare o rimodulare. E questo lontano da casa è un lontano che negli ultimi dieci anni è sempre più distante e difficile da raggiungere, perché i treni che usiamo noi (e che usa la gente per venire nelle nostre città) non sono a mercato… Partiamo con un'ora di ritardo da Termini, poi sentiamo la capotreno parlare al telefono, sta chiamando qualcuno per chiedere di chiamare un regolatore e chiedere se cambiano idea sulla percorrenza in lenta, visto che siamo partiti con un'ora....Il far west dei binari continua domani”.

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