Umbria, emergenza lavoro: "Il precariato e la povertà dilagano, spariti i contratti a tempo indeterminato"

 Andiamo male. Anzi, malissimo. Il report della Ires Cgil è un bollettino di guerra

Cronache di un anno horribilis: “Il quadro occupazionale umbro del 2017, dopo la fine dell'effetto incentivi e l'evidente fallimento del Jobs Act, - sottolinea il presidente dell’Ires Cgil -  conferma l’allarme lavoro in Umbria e ripropone l’esigenza di restituire dignità e diritti al mondo del lavoro, soprattutto quello giovanile, perché è evidente che non si può costruire il futuro dell’Umbria e del paese sul lavoro povero e precario”.

 Andiamo male. Anzi, malissimo. Il report della Ires Cgil è un bollettino di guerra: “L'aggiornamento a tutto il 2017 dei dati dell’Osservatorio Nazionale sul Precariato dell’Inps  - spiega Mario Bravi- , conferma le valutazioni dell’Ires Cgil dell’Umbria. Continua a diminuire il lavoro a tempo indeterminato e dilaga quello precario e povero. Potremmo dire che l’unico dato certamente in crescita in Umbria è proprio l’aumento del lavoro precario e senza diritti”.

E visto che i numeri – per citare un film di Del Toro – sono la cosa più si avvicinano alla calligrafia di Dio, “vediamo i dati sull’Umbria relativi al periodo gennaio-dicembre 2017: assunzioni a tempo indeterminato 10.839; assunzioni a tempo determinato 60.952; stagionali 3.029; apprendistato 5.586. Quindi, un complesso di attivazioni nel 2017 pari a 80.406, mentre le cessazioni sono state 76.551. Tenendo conto anche delle trasformazioni a tempo indeterminato da altri contratti, il complesso dei nuovi rapporti a tempo indeterminato è pari a 15.776 unità, il 19,8% del totale, una percentuale più bassa della media nazionale, pari al 23,2%”.

Inoltre, aggiunge Bravi, “il saldo, sempre per quanto riguarda i tempi indeterminati, è negativo. Infatti, le cessazioni (18.665) sono superiori alle attivazioni sommate alle trasformazioni (15.776)”. E ancora: “Sappiamo, naturalmente, che il numero dei contratti non corrisponde al numero delle persone occupate, che, proprio per la estrema precarietà e durata temporale dei rapporti (il 30% dei contratti ha una durata media di 1,4 giorni), sono costrette ad attivare più contratti anche nell’arco di pochi mesi. Non a caso, in Umbria nel II trimestre 2017 - dice l’Istat - l’occupazione complessiva è diminuita”. Sempre in tema di notizie pessime “c’è da mettere in evidenza che nel crollo dei contratti a tempo indeterminato rispetto al 2016 l'Umbria detiene il record negativo, con il calo più consistente (-16,3%, a fronte di un calo nazionale del –7,8%)”.

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