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Editoria locale al Festival, il caso Giornale dell'Umbria: storia di un'assurda chiusura...

Dalla chiusura del Giornale dell'Umbria alle difficoltà dell'editoria locale; se ne è discusso in un incontro a Palazzo Sorbello in occasione del primo giorno del Festival Internazionale del Giornalismo

La triste vicenda della chiusura del Giornale dell'Umbria, una delle voci più importanti dell'editoria locale, al Festival del giornalismo; se ne è discusso ieri, mercoledì 6 aprile, in un incontro a Palazzo Sorbello con Andrea Giuli, Andrea Luccioli, Umberto Maiorca (tutti e tre del CDR Giornale dell'Umbria). Al tavolo di discussione hanno preso parte anche Cristiana Mapelli, collaboratrice del Giornale dell'Umbria e Noemi Campanella, giornalista di Umbria TV e membro del consiglio direttivo dell'Associazione Stampa Umbra (Asu).

É Andrea Luccioli del CDR Giornale dell'Umbria, a parlare di un amaro in bocca per 27 persone fra giornalisti e poligrafici che si sono trovati improvvisamente a vivere una situazione di vuoto; “è vero, con la nascita del Corriere Nazionale, una decina di lavoratori sono stati reinseriti,ma tutti gli altri stanno lottando contro una precarietà difficile da sostenere”.

Anche Andrea Giuli ricorda la storia felice e tormentata del Giornale: “Nato nei primi anni 2000, ha raccolto una generazione di giornalisti fra i quaranta e i cinquant'anni che si sono formati con questo prodotto editoriale che, negli anni, ha costituito una storia originale ed interessante rispetto al panorama regionale esistente e che si è saputa conquistare una importante credibilità da parte dei lettori. Fino alla mancata erogazione di finanziamenti pubblici ed alla chiusura avvenuta pochi mesi fa". 

“La vicenda giudiziaria del Giornale dell'Umbria è iniziata con il nuovo insediamento ad agosto 2015-spiega Umberto Maiorca- dall'implemetazione dell'offerta giornalistica che non ha fatto altro che incrementare i costi, ad altre scelte discutibili, sta di fatto che nel giro di 4 mesi ha fallito. L'editore ha licenziato con una lettera, senza nessun preavviso, TFR.. ancora non c'è neanche un'offerta di liquidazione. Eppure la legge sul lavoro di Renzi rimanda ad una legge che permette la cassa integrazione a giornalisti e poligrafici. Ma si rifiutano di pagare la cassa integrazione”. A raccontare questa situazione di precarietà, è anche Cristiana Mapelli, che ha iniziato la sua carriera da giornalista proprio al Giornale dell'Umbria: “dopo la laurea ho iniziato con un stage in redazione, e per 8 anni mi hanno rinnovato 16 volte il contratto da collaboratrice, ed ora mi ritrovo a non avere per le mani nulla, in realtà. E per questo, sapendo che come me tanti altri giornalisti oggi vivono queste situazioni, faccio un appello all'Asu afficnhè si possano trovare delle risposte concrete

Uno sguardo che, partendo dal caso eclatante della fine di una realtà giornalistica radicata sul territorio come il Giornale, ha tentato di dare risposte ai limiti della stampa locale, oggi molto sofferente, come afferma Noemi Campanella di Asu: “La situazione dell'editoria locale umbra è complessa, sono in moltissimi a vivere con contratti di solidarietà e quasi tutti hanno ricorso ad ammortizzatori sociali per via di questa crisi. Innanzitutto crisi del mercato pubblicitario, ma anche più generalmente, di natura economica; il jobs act in tal senso non aiuta perchè rende il lavoro flessibile ma anche precario”. Sono circa 1.600 i ragazzi iscritti all'Ordine dei Giornalisti dell'Umbria pagati non più di 2 euro ad articolo e questo precariato del mondo dell'editoria si muove a macchia d'olio”.

“Prima del Giornale dell'Umbria-ricorda ancora la giornalista- è stata chiusa RTE; questi sono fatti gravi perchè quando una testata chiude e manda a casa trenta dipendenti, muore anche l'informazione del territorio. Come sindacato abbiamo partecipato a due tavoli, in Consiglio Regionale e in Regione, con lo scopo di costruire una legge regionale a favore dell'editoria e che stanzi fondi per tutte le testate. Il Veneto è stato il capofila per una legge in tal senso, a seguire Lombardia, Molise, Sardegna. Noi in Umbria abbiamo una legge del 2000, ma di fatto esclude le testate on-line. Questi ultimi, in particolare, nascono e muoiono con facile rapidità ed è arrivato il momento di regolamentare anche questo mercato. Continuare a parlare del Giornale dell'Umbria, significa non dimenticare quanto sia in crisi l'editoria umbra e quanto c'è bisogno di fare per non far cessare l'informazione locale, punta di diamante perchè radicata nel territorio e permette al cittadino di essere sempre informato su ciò che accade”.  

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