Il disperato appello di agricoltori e agriturismi ai sindaci: "Cancellare la Tari per il 2020. Gli aiuti del Governo non bastano"

I presidenti umbri di Coldiretti e Terra Nostra: "Per quest'anno bisogna annullare la tassa sui rifiuti. Rischiamo il crac"

Il grido d'allarme arriva dalla terra, fonte di sostentamento per la popolazione e per tantissime imprese con i suoi frutti - destinati al mercato interno ma anche all'esportazione - e risorsa preziosa per un turismo che in Umbria è caratterizzato da una forte vocazione eno-gastronomica. Un grido a cui prestano la loro voce Coldiretti e Terranostra Umbria, associazione che raggruppa gli agriturismi della rete Campagna Amica, con una lattera indirizzata ai sindaci della regione e all’Anci in cui si chiede chiedendo l’annullamento del pagamento della Tari (la tassa sui rifiuti) per l’anno 2020 per le aziende agricole e agrituristiche. Imprese, queste ultime, messe in ginocchio dalle settimane di 'lockdown' imposto all'Umbria come al resto dell'Italia dall'emergenza coronavirus. "Raccogliendo le richieste espresse dalle imprese agricole ed agrituristiche locali - affermano Albano Agabiti ed Elena Tortoioli, presidenti umbri di Coldiretti e Terra Nostra - proponiamo di valutare questo provvedimento in quanto l’emergenza ha comportato un’inevitabile riduzione dei rifiuti prodotti dalle aziende agricole e l’azzeramento della produzione dei rifiuti per la maggior parte di quelle agrituristiche che oggi sono letteralmente ferme". 

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AGRICOLTURA - "Tutta l’agricoltura umbra - ricorda Agabiti - sta soffrendo pesantemente l’emergenza e sono diversi i comparti per cui abbiamo chiesto alla Regione lo stato di calamità a cominciare da quello agrituristico. Servono al più presto interventi specifici, mirati, anche attraverso strumenti straordinari. Siamo impegnati per un piano di intervento con la richiesta di un sostegno economico legato alle mancate presenze effettive sia come alloggio che come ristorazione, a fronte del completo annullamento di tutte le prenotazioni. Gli agriturismi sono innanzitutto aziende agricole, pertanto le misure del decreto Cura Italia dedicate all’agricoltura sono applicabili anche a loro. Fra tutte, la cassa integrazione in deroga che rappresenta un aiuto per i collaboratori aziendali, così come la sospensione dei versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali. Ma non sono sicuramente misure sufficienti per aiutarci ad andare avanti: in questo caso chiediamo - ribadisce il presidente di Coldiretti Umbria - un sostegno anche da parte dei Comuni, con un’importante provvedimento sulla Tari".

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AGRITURISMI - "L’indotto ricettivo umbro - riferisce Tortoioli - è praticamente al collasso con il sistema degli agriturismi che ha risentito fin da subito dell’emergenza, accusando un contraccolpo difficilmente arginabile. Si registrano disdette di massa per gli alloggi con percentuali che si aggirano intorno al 90% fino al mese di settembre. Il fenomeno sta colpendo anche il comparto delle fattorie didattiche e della somministrazione pasti dove il calo è del 100%. Al momento, il sostanziale rallentamento e congelamento delle prenotazioni giunge da turisti di Germania, Francia, Est Europa, mentre il mercato statunitense risulta già completamente azzerato. Occorre adoperarsi quindi, per garantire la sopravvivenza di un prezioso presidio di servizi sul territorio, al turismo di qualità e alla promozione dei prodotti agroalimentari di eccellenza. L’emergenza sta colpendo un comparto che conta in Umbria - conclude la presidente di Terra Nostra Umbria - 1402 strutture, 417 delle quali sono dedite alla ristorazione, 236 alla degustazione e 1172 ad altre attività. Circa un agriturismo su cinque (255) si trova in montagna, mentre il 47 per cento è gestito da donne. I posti letto sono 24.212, mentre quelli a tavola sono 13.840". NUmeri da difendere, per un settore che in Umbria è vitale e ora lotta per la sopravvivenza.

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