Coronavirus, 'Lettera di Primavera' di Cucinelli: "Non sappiamo chi le mandi ma eccole, le rondini sono già arrivate”

Le parole dell'imprenditore umbro indirizzate ai suoi collaboratori e amici nel mondo: "Domani rifletteremo, con Aristotele, che anche le calamità hanno un'anima e possono divenire maestre di vita saggia"

In un momento difficile per l'Italia, in piena emergenza coronavirus e con il Governo chiamato a varare un decreto salva-economia per arginare gli effetti collaterali del Covid-19, Brunello Cucinelli non perde l'ottimismo. Consapevolezza del momento difficilissimo ma anche un invito, citando Aristotele, a ricordare che "anche le calamità hanno un'anima e possono divenire maestre di vita saggia" nella 'Lettera di Primavera' indirizzata dall'l'imprenditore umbro "agli stimatissimi collaboratori e ai nostri amici nel mondo". Un ottimismo e una fiducia ispirati al 're del cachemire' dal ritorno nella sua Solomeo delle rondini, simbolo della primavera e della "rinascita", mentre in tempi di quarantena è "sorprendente accorgersi che in fondo ci sentiamo più lievi, in famiglia, tra noi, una vita d'altri tempi armoniosi".

Ecco il testo della lettera che Cucinelli ha postato sul proprio  profilo Instagram:

"Chi manda le rondini? Quasi sempre, quando mi trovo fuori per lavoro, durante i primi giorni di marzo, telefono a casa, e chiedo se le rondini sono tornate a Solomeo. Lo chiedo per due ragioni: perché le ho amate fin da piccolo, e perché a volte, ho sentito dire, in alcuni paesi non tornano; magari non ci si trovano più bene, e questo mi dà un poco timore.

Così anche in questi temi già da qualche giorno avevo cominciato ad aspettarle, perché ci puoi rimettere l'orologio: quando è verso il quindici di marzo eccole di nuovo, con il loro gioioso garrire e armonioso volteggiare. E infatti ieri, d'improvviso, sono arrivate.

Mentro ero già seduto nello studio dell'antico castello, a tu per tu con i miei pensieri mattutini, le vedo, già in pieno fervore per la caccia agli insetti, andare e venire laboriose di sotto le gronde del tetto, dove le accolgo come uno dei doni più belli del Creato. Ogni anno mi rallegro delle rondini, ma in questi momenti un po' meno facili mi è sembrato di vedere in loro il simbolo della rinascita.

Qualche giorno fa pensavo a noi tutti come a dei naviganti. Mi piace questa immagine, perché così vedeva Dante gli uomini che attraversano la vita. In questi momenti percepiamo ancor di più la nostra natura di marinai, che come Ulisse si legano all'albero se c'è tempesta, e come Cristoforo Colombo scrutano l'orizzonte alla ricerca dei primi uccelli, divini messaggeri della madre terra.

Ogni bravo navigante sa che una barca più leggera si governa più facilmente; oggi, seguendo le regole di chi ha la responsabilità della nostra salute, ci siamo alleggeriti di tante piccole consuetudini che magari credevamo indispensabili un lieto vivere. Però quanto è sorprendente accorgersi che in fondo ci sentiamo più lievi, in famiglia, tra noi, una vita d'altri tempi armoniosi. Mi piacerebbe che tutti imparassimo a vedere anche nelle cose dolorose quel tanto di gioia che c'è.

Nella sofferenza di oggi vi è anche il bene della reazione morale che ci renderà migliori, e può darsi che domani, quando il ricordo scivolerà via insieme alla sofferenza, ripensando a questi giorni, rifletteremo, con Aristotele, che anche le calamità hanno un'anima e possono divenire maestre di vita saggia.

Amabilissimi amici naviganti, che insieme a me avete visto nascere ed animate ogni giorno con il vostro temperamento geniale la bella realtà della nostra impresa, mi piacerebbe che riusciste a governare la barra del vostro vascello, proprio come io da ragazzetto riuscivo a tener dritta la stegola dell'aratro, con mio padre che felice ammirava quei solchi dritti, incantato dalla loro bellezza.

Mi piacerebbe che riconoscendo la verità dei provvedimenti prescritti dai nostri stimatissimi responsabili dell'attuale crisi, persone di Scienza, di Governo, Strutture Sanitarie, li osservaste con disciplina paziente. Mi piacerebbe che foste consapevoli ma non apprensivi; vorrei che in voi la certezza del ritorno alla vita di sempre fosse viva.

Ci sono stati, in ogni parte del mondo, tempi e accdimenti ben più penosi di quelli attuali; però sono tutti trascorsi. Passano le grigie nuvole e lasciano al cielo, di nuovo libero, lo spazio per accogliere le rondini; e vedete, noi non sappiamo chi le mandi, ma eccole, le rondini sono già arrivate”.

Lettera di primavera Spring Letter

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