Dossier Banca d'Italia, L'Umbria era e resta grave: "Difficoltà nella fase di ripresa". Azzerati i depositi dei risparmi

Nel dossier di Banca d'Italia tutti i dati di una ripresa che è solo in alcuni campi si fa vedere. Tutti i dati dell'economia

Senza tanti giri di parole. L'Umbria è un paziente che è ancora grave e solo in piccoli reparti fa intravedere dei miglioramenti, dei progressi. Se nel resto del Centro italia e del Centro Nord la ripresa incomincia a farsi sentire, l'economia della nostra regione ha un andamento da lumaca. Non è un giudizio da perenne campagna elettorale - tra poco si vota per le regionali - ma lo dice l'autorevole dossier Umbria della Banca d'Italia. Alcuni suoi giudizi fanno capire a livello regionale come siamo messi. "Ha continuato a crescere a un ritmo modesto anche nel 2018". "L’Umbria, una tra le regioni più pesantemente colpite dalla crisi economica e finanziaria, mostra difficoltà anche nella fase di ripresa". Le cause di tale incapacità nel salire in groppa al cavallo della ripresa economica? "Nostre analisi evidenziano come tra i fattori strutturali che ancora frenano lo sviluppo dell’economia locale vi siano la bassa produttività del lavoro e il contenuto grado di innovazione delle imprese".

Una economica rallentata, con rari picchi in positivo, che non crea fiducia e senza fiducia: si investe di meno, non si chiede nuovo credito, di contro le banche sono tornate a stringere le maglie dei prestiti non solo alla piccola ma anche alla media impresa, la ridistribuzione della ricchezza si espande debolmente, il tasso di povertà resta leggermente inferiore al dato degli anni terribili 2011-2012. Questa è la realtà leggendo il dossier della Banca d'Italia. 

Partiamo dal tasso di povertà: "L’incidenza delle situazioni di povertà assoluta è rimasta elevata (9,3 per cento delle famiglie; 6,9 la media nazionale)".

Gli investimenti e l'industria: "La produzione agricola si è stabilizzata, dopo la flessione del biennio precedente. Quella industriale ha mostrato un progressivo rallentamento; vi ha influito il calo degli ordini registrato nella seconda parte del 2018, concentrato tra le piccole imprese. Il fatturato ha continuato ad aumentare seppure con un’intensità inferiore". Dopo un triennio di crescita sostenuta, nel 2018 la spesa per investimenti industriali si è ridotta (-8,3 per cento); il ricorso agli incentivi fiscali, seppure in aumento, è rimasto contenuto.

Commercio a due velocità: la grande distribuzione commerciale continua a incamerare segni più sul fronte delle vendite. Ma la modesta dinamica dei consumi delle famiglie, in crescita solo dello 0,6 per cento, sta alla base del calo delle vendite commerciali (-1,2 per cento) che riguarda quasi esclusivamente i piccoli esercizi al dettaglio. 

LAVORO E DISOCCUPAZIONE - In Umbria i livelli occupazioni restano stazionari nel 2018. Le nuove offerte di lavoro restano poche e insufficienti soprattutto per la fascia di età che va dai 20 ai 35 anni. Come ribadisce Banca Italia il tasso disoccupazione è calato d 1,3 soltanto perchè molt hanno smesso di cercare lavoro e si sono messi a studiare, a fare nuova formazione. Così si legge nel dossiere: "Alla debole fase di ripresa si sono associati livelli occupazionali ancora stazionari, a fronte dell’ulteriore crescita osservata in Italia (0,8 per cento).Il tasso di disoccupazione è sceso al 9,2 per cento (dal 10,5 del 2017), per la minore offerta di lavoro connessa anche con un’accresciuta partecipazione dei giovani ad attività di studio e formazione". Altro dato che dimostra come la povertà sia tornata ad essere una costante della nostra società è quello dei sussidi: "la quota di coloro che percepiscono un sussidio è aumentata e risulta superiore alla media nazionale".

IL RISPARMIO - La crescita dei depositi bancari di imprese e famiglie umbre, in corso da oltre un quinquennio, si è pressoché arrestata. Anche gli investimenti in fondi comuni sono tornati a diminuire; tra questi i PIR, specializzati nell’investimento in strumenti finanziari emessi dal settore produttivo, hanno conosciuto nel primo biennio di collocamento un forte sviluppo.

La situazione è drammaticamente seria. L'immobilismo, la mancata visione futura dell'Umbria, il coraggio, la fuga dei giovani e la scarsa fiducia di banche e mercato sono alla base di una economia regionale che è tornata a muoversi come una lumaca. Invertire la rotta è la parola d'ordine. Ma se le istituzioni non promuovono gli stati generali dell'Umbria 2020-2030 c'è il rischio che si ritorni nella palude. A quel punto avrà senso una regione di pochi abitanti e per giunta costantemente in calo?

Il dossier di Banca Italia mostra anche degli elementi di crescita, delle piccole speranze da alimentare. In sintesi: Accelerano le esportazioni (alimentari, abbigliamento e metalli); Dopo lungo tempo emergono segnali di recupero nell’edilizia, sia residenziale sia pubblica; in aumento i nuovi contratti stabili per le molte trasformazioni di posizioni a tempo determinato; il reddito disponibile delle famiglie aumenta di poco.

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