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False dichiarazioni per il contributo sisma, "nonnina" portata davanti alla Corte dei conti

Per i giudici contabili, però, le indagini sono sbagliate: la signora risiedeva a Norcia e vive nell'indigenza, per questo risparmia luce e gas

La Procura contabile porta in giudizio una signora di 77 anni per aver usufruito del contributo previsto per i terremotati danneggiati dagli eccezionali eventi sismici dell’agosto 2016, pur non risiedendo a Norcia. E per questo ne ha chiesto la condanna al pagamento di oltre 8mila euro a favore del Comune di Norcia.

La Procura regionale ha chiesto la condanna della “nonnina” al pagamento di un danno quantificato in 8.277,36, per la precisione, oltre agli interessi e alla rivalutazione monetaria e spese di giudizio, perché in qualità di proprietaria di una casa a Norcia, avrebbe dichiarato essere quella la sua “stabile e abituale” dimora, in modo da usufruire dei contributi previsti per i terremotati che avevano subito danni.

Dalle indagini svolte, però, sarebbero emersi indizi “gravi, precisi e concordanti” che la signora avrebbe mentito: cioè una serie di prestazioni sanitarie effettuate dalla donna a Roma e il fatto che non fosse intestataria di utenze di luce e gas (intestate alla sorella, comproprietaria dell’immobile, e al figlio), oltre al fatto che i consumi fossero troppo bassi per ritenere la casa abitata.

La signora non si è nemmeno costituita in giudizio, tanto da non aver accettato la proposta di pagamento del danno per evitare il processo. Così si è arrivati al giudizio. E sono stati proprio i giudici contabili a difenderla.

Dagli atti processuali è emerso, infatti, che la donna vive in “stato di indigenza e le scarsissime risorse economiche disponibili (percepisce esclusivamente la pensione sociale pari a 225 euro mensili), nonché le proprie difficoltà di sopravvivenza (la sorella vive in un modulo abitativo, la propria casa in Norcia è stata oramai demolita)”.

La donna, secondo i giudici, proprio perché percepisce una pensione irrisoria, è particolarmente attenta “al risparmio energetico, al fine di non gravare più del dovuto sui suoi familiari, intestatari formali delle utenze, proprio per aiutare la parente, bisognosa di assistenza economica”. I familiari hanno testimoniato che la donna vive in un modulo abitativo a Norcia (perché avrebbe dovuto dichiarare il falso, quindi?) e che le spese e la visite sanitarie sono state fatte a Roma proprio perché lì abitano i familiari e la possono accompagnare e accudire.

Così per il Collegio non sembra sussistere né “l’elemento oggettivo dell’illecito contabile (attesa l’assenza di una prova certa e piena in ordine al fatto che la convenuta non avesse la propria dimora stabile e abituale in Norcia, mentre risultano numerosi elementi di collegamento con Norcia che giustificano la legittima fruizione del contribuito)” né “dell’elemento soggettivo (in quanto la ... ha presentato la domanda di contributo in buona fede, certa di averne titolo, nonché per un effettivo ‘stato di necessità’, giustificato dall’esigenza di provvedere alla sopravvivenza e ad una sistemazione, anche in considerazione della mancanza di altri immobili in cui vivere”.

E proprio per “tali ragioni il Collegio ritiene che l’azione non possa trovare accoglimento”, compensando anche le spese.

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