Slot machine truccate per truffare lo Stato e far indebitare i giocatori, in aula la storia di un raggiro milionario

Le macchinette macinavano soldi nei bar della provincia di Perugia, ma ai Monopoli non risultavano giocate. Dopo 13 anni di processo dichiarata la prescrizione. La Guardia di finanza al giudice: che ci facciamo con le slot sequestrate?

L’accusa era di truffa a danno dei Monopoli e peculato, ma di mezzo c’è anche l’usura e l’evasione fiscale. Per questo diciotto persone erano state indagate dalla procura perugina per aver manomesso le slot machine che poi piazzavano in bar e locali della provincia perugina. Dopo tredici anni, però, il collegio giudicante ha dichiarato la prescrizione dei reati. Non prima di prendere atto di una missiva della Guardia di finanza: cosa ci facciamo con tutte le slot machine sequestrate e conservate al deposito giudiziario?

Secondo l’accusa gli indagati avrebbero costituito una associazione per delinquere finalizzata a “reperire e vendere schede elettroniche non omologate atte al gioco d’azzardo” da montare sulle slot machine in uso nei bar. Per essere sicuri di vincere, inoltre, avrebbero modificato “schede elettroniche destinate ad essere installate su terminali collegati alla rete telematica gestita da concessionari e facente capo ai Monopoli di Stato. Le modifiche avevano ad oggetto la realizzazione di cloni di schede autorizzate dai Monopoli nonché la predisposizione di filtri atti a falsare (segnatamente a ridurre il numero delle giocate effettuate sul terminale) la trasmissione dei dati ai concessionari di rete”. Alcuni del gruppo, poi, provvedevano alla “vendita delle schede importate e modificate” o “commercializzavano le schede importate, modificate e clonate” presso bar e attività commerciali a Perugia.

Con la modifica del software, secondo l’accusa, si sarebbe consumata la truffa e il peculato in quanto alcuni imputati erano incaricati di pubblico servizio e si sarebbero “appropriati di somme di denaro per 357.161,52 euro (dal 2004 al 2008) appartenenti ai Monopoli di Stato (Aams) quale prelievo unico erariale determinato in percentuale sulle somme complessivamente giocate sugli apparecchi”. In altre parole, grazie alle schede clonate o modificate, non venivano forniti ai Monopoli “dati veritieri in merito alla entità delle giocate” e la somma rimaneva in possesso del sodalizio. Stesso discorso per un altro bar di Perugia, dove la somma stornata sarebbe di 226.891,58 euro; in un bar di Marsciano si arriverebbe a 242.482,10 euro; in un club privato di Perugia a soli 73.997,40 euro; ancora, a Deruta la somma nascosta sarebbe di 28.712,14 euro; mentre a Bettona per evitare che la Guardia di finanza scoprisse le schede clonate era stata fatta sparire la slot machine.

A far scoprire il giro di slot truccate è stato un giocatore che si è rovinato completamente. Un vizioso del gioco che ha fatto il giro di tutti i locali dove operava la banda, perdendo tutto. Non avendo più un soldo aveva cominciato a chiedere prestiti ad amici e parenti. Poi è passato ai gestori della truffa, i quali gli prestavano il denaro per giocare (tanto ne rientravano in possesso dice l’accusa), salvo poi richiedere indietro la somma con interessi usurari.

Gli indagati erano difesi dagli avvocati Diego Florio, Elisabetta Gizi e Mario Del Savio.

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