Venerdì, 14 Maggio 2021
Cronaca

Bordelli del sesso mascherati da Night e donne ridotte a schiave: 53 persone rinviate a giudizio

Rinviati a giudizio 53 imputati accusati a vario titolo di sfruttamento della prostituzione e riduzione in schiavitù, ma per loro il processo si aprirà a gennaio 2020

Un clan ben organizzato, in grado di muoversi sia nel territorio regionale che in quello nazionale e che vede 54 persone alla sbarra con l’accusa - a vario - titolo di sfruttamento della prostituzione, riduzione in schiavitù, favoreggiamento, tratta umana. Oggi il gup Valerio D’Andria ha rinviato a giudizio 53 persone (uno è stato assolto in abbreviato), ma la prima udienza del processo si aprirà solo tra tre anni. Nel gennaio 2020, per la precisione. 

Tutto partì in seguito ad un' inchiesta della DDA su presunti giri di prostituzione nei night club dell’Umbria, in cui le donne (una delle quali minorenne all’epoca dei fatti) sarebbero state costrette con violenza ad assecondare i loro aguzzini e a vendere i loro corpi lungo le strade del sesso e all'interno dei locali. Ridotte a "schiave" e obbligare a consumare rapporti con i clienti dietro minacce e vessazioni se solo si fossero opposte. 

L’inchiesta, partita nel 2008, aveva scoperchiato un vaso di pandora sul potere del presunto clan e su un giro di affari legato al mondo dello sfruttamento della prostituzione ai danni di alcune donne dell’Est, che attratte nel nostro paese con la promessa di un futuro lavorativo, venivano invece costrette a vendersi in strada o all’interno dei locali. I guadagni di suddetto meretricio però, sarebbero andati ad ingrassare le tasche di chi vedeva dietro quello donne niente, se non un corpo da sfruttare.

Una presunta associazione – secondo l’accusa – costituitasi in Umbria e in grado di allargare i confini oltre il territorio nazionale, arrivando a reclutare la “merce” da piazzare direttamente dall’estero all’Italia. C’è chi avrebbe avuto il ruolo di procacciatore,  chi di impresario delle stesse ragazze, chi di addetto al trasporto delle giovani, dalla struttura lavorativa agli alloggi (e viceversa).

Nel mirino, una decina di locali "a luci rosse" dell'Umbria, da Terni a Perugia: Coccinella (Magione), Fool Moon (Corciano), Colibrì (Cannara); Regina (Perugia); City Club (Spoleto); Bolero (Arrone); Oliver Due (Gualdo Cattaneo); Kristal (Perugia); Butterfly (Gualdo Tadino); Alcatraz (Gualdo Cattaneo); Fashion (Bastia Umbra). I fatti contestati risalirebbero in un arco temporale che va dal 2008 al 2011 e con posizioni diverse a seconda del ruolo nella presunta organizzazione. Ma dal 2011 si arriverà all'apertura del processo quasi dieci anni dopo. "In Italia la vera pena è il processo", commenta amareggiato l'avvocato Pietro Gigliotti, uno dei difensori degli imputati. Non è il primo importante processo intoppato dalla macchina della giustizia. C'è "Apogeo", praticamente ancora fermo. La maxi inchiesta Girasole che inizierà quest'anno dopo 16 anni dalla fine delle indagini, e la lista potrebbe continuare. 

Gli imputati che andranno a processo sono difesi dagli avvocati: Paccoi, Brusco, De Lio, Rondoni, Gigliotti, Maccarone, Viti, Berretti, Picchiarelli,  Budelli, Mattiangeli, Pesci, Quagliarini, Zurino.

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Bordelli del sesso mascherati da Night e donne ridotte a schiave: 53 persone rinviate a giudizio

PerugiaToday è in caricamento