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Uccise la madre, dal carcere all'ospedale psichiatrico: "Bigotti soffre di allucinazioni e deliri"

Basta carcere per il giovane di Città di Castello dopo che le perizie psichiatriche hanno ribadito una grave forme di malattia mentale. Ecco le ultime valutazioni dei medici e le decisioni prese dall'autorità giudiziaria

“Pericolosità sociale,  grave sofferenza mentale e bisognoso di un complesso e articolato intervento specialistico psichiatrico”. Federico Bigotti, il giovane accusato di aver ucciso la madre a coltellate nella loro casa a Città di Castello a dicembre del 2015, esce dal carcere per essere trasferito in un ospedale psichiatrico giudiziario, in attesa di una collocazione al Rems (residenze per l'esecuzione della misura di sicurezza sanitaria).

È quanto stabilito dal gip, in base alle perizie psichiatriche effettuate su Bigotti, difeso dall' avvocato Vincenzo Bochicchio. L’esito afferma che l’imputato era fuori di sé al momento dell’omicidio, in preda a “un delirio paranoideo, accompagnato da allucinazioni congrue con alcuni aspetti deliranti”. Un disturbo delirante, non riconosciuto e non trattato che è stato in grado di abolire la capacità di Bigotti di intendere il reale disvalore sociale dell’atto che stava compiendo”.

L’ordinanza del gip era già stata emessa a luglio 2016, ma a causa dell’incapienza dei Rems, Bigotti ha continuato la misura cautelare del carcere. Il giudice, ha quindi disposto nuovamente di applicare il ricovero presso gli Opg, gli ospedali psichiatrici giudiziari in attesa di chiusura.

 Vista dunque la pericolosità del soggetto, in attesa della definitiva predisposizione di un adeguato numero di posti nelle Rems, verrà collocato nelle strutture Opg ancora attive del territorio. 

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