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Omicidio Bellocchio, si avvicina la sentenza: chiesto ancora l'ergastolo per Francesco Rosi

Oggi è il giorno delle repliche del pm e delle parti civili per il processo a carico di Francesco Rosi, reo confesso per l'omicidio della moglie Raffaella Presta

Si avvicina il giorno della sentenza per l'uxoricida Francesco Rosi, che il 25 novembre 2015 uccise a fucilate la moglie Raffaella Presta all'interno della loro villetta nel quartiere Bellocchio. Dopo l'udienza di questa mattina con le repliche del pubblico ministero e delle parti civili, il 12 luglio si tornerà nuovamente in aula. Dopo la replica della difesa (avvocato Laura Modena) il giudice Alberto Avenoso si ritirerà in camera di consiglio per la sentenza. Rosi, l'ex agente immobiliare attualmente ristretto in carcere, ha scelto di essere giudicato con rito abbreviato: il pubblico ministero Valentina Manuali nel corso della replica ha chiesto nuovamente l'ergastolo, anche le parti civili, con la lunga discussione dell'avvocato Federico Grosso, hanno ribadito le aggravanti dei maltrattamenti in famiglia e la premeditazione. Inoltre Rosi non aveva polvere da sparo addosso, e questo perchè "si sarebbe lavato le mani e cambiato d'abito".

Omicidio Bellocchio, sparò alla moglie con un fucile: la famiglia chiede maxi risarcimento

IL PM “Cronaca di una morte annunciata”. Secondo l’impianto accusatorio l’omicidio della giovane avvocatessa non sarebbe stato un raptus di follia, ma un tragico evento “premeditato”. "Nessuna attenuante per il marito assassino, ha premeditato tutto”. Secondo le parti civili, non solo Francesco Rosi avrebbe agito con premeditazione, ma non ci sarebbero attenuanti tali da poter alleggerire la sua posizione: una chiara escalation della morte, ammazzata perchè voleva separarsi.

LA DIFESA "Non premeditò l'omicidio, Francesco Rosi non è un mostro, è solo una pentola a pressione che è esplosa". La difesa (avvocato Laura Modena) dell' ex agente immobiliare  contesta le aggravanti della premeditazione, dei futili motivi, della crudeltà, dei maltrattamenti e della presenza del minore al momento dell'omicidio. Chiesta l'assoluzione per maltrattamenti e insussistenza delle aggravanti (eccetto quella di aver commesso il fatto nei confronti della moglie), concessione delle attenuanti generiche e riconoscimento dello stato d'impeto determinato dalla provocazione. Per la difesa gli episodi dei maltrattamenti contestati sarebbero stati sporadici, quindi non sufficienti ad ipotizzare una "morte annunciata".

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