Mercoledì, 22 Settembre 2021
Cronaca

Operazione "Quarto Passo", il processo contro le infiltrazioni mafiose si ferma perché non funzionano i microfoni

Il processo contro 56 appartenenti a clan della ndrangheta doveva riprendere oggi, ma è stato rinviato per problemi tecnici all'impianto di amplificazione e registrazione

Infiltrazioni mafiose in Umbria, il processo si blocca perché non funzionano i microfoni.

Doveva riprendere oggi in aula il maxi processo contro la ndrangheta nato dall’operazione “Quarto Passo”, con 56 persone imputate per associazione per delinquere di stampo mafioso, ricettazione, estorsione, traffico di droga, truffa, usura. Secondo l’accusa sarebbero tutti appartenenti ad un presunto clan mafioso che voleva mettere le mani sull’economia nel territorio perugino. Doveva riprendere, ma così non è stato in quanto l’impianto di amplificazione e registrazione non funzionava e, quindi, l’udienza non si è potuta svolgere. Un problema tecnico non risolvibile in quanto il tutto funziona tramite un sistema che dipende da Roma e i tecnici devono venire dalla capitale.

La cosca avrebbe messo le mani su 39 imprese, 106 immobili, 129 veicoli, 28 contratti assicurativi, oltre 300 rapporti bancari e di credito e la sede operativa sarebbe state a Ponte san Giovanni, con contatti all’organizzazione criminale legata alle famiglie di Cirò e Cirò Marina, anche se autonoma e formata da vari calabresi emigrati in Umbria da anni; gli inquirenti hanno "documentato le modalità tipicamente mafiose di acquisizione e condizionamento di attività imprenditoriali, in particolare nel settore edile, anche mediante incendi e intimidazioni con finalità estorsive".

Gli imputati sono difesi, tra gli altri, dagli avvocati: Adorisio, Cozza, Modesti, Modena, Paccoi, Egidi, Schettini, Figoli, De Lio, Zaganelli, Nannarone, Modena, Balani, Zaganelli.

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