Massacrato di botte dal branco, la toccante lettera di Raul: "Ho denunciato e ho scelto di non tacere"

"Ho denunciato e sto portando avanti la mia battaglia legale, non soltanto per me e per le persone che mi vogliono bene ma per tutti noi, per tutta la nostra comunità, per la città in cui sono nato e che amo"

Immagine d'archivio e generica

Nel luglio scorso, un violento pestaggio fuori da un locale a Foligno. Un assurdo, immotivato pestaggio che ha costretto un giovane di 31 anni ad un lungo periodo di riabilitazione, con la possibilità – oggi, per fortuna, scongiurata – di non poter tornare più a camminare.

Oggi Raul sta tornando alla normalità, dopo quasi un anno da quel grave e doloroso episodio è tornato a camminare, lavorare, vivere. I suoi presunti aguzzini – il condizionale è d’obbligo senza una sentenza definitiva – a novembre sono stati arrestati dalla polizia e posti agli arresti domiciliari. Si tratta di quattro giovanissimi, tutti di età compresa tra i 19 e i 20 anni che, per motivi abbietti - secondo le indagini  - hanno colpito con ferocia il 31enne: calci e pugni, senza pietà.  

Contestualmente a un incontro che si è svolto lunedì scorso a Foligno alla presenza del sindaco Mismetti e del vicesindaco Barbetti per testimoniargli la loro vicinanza, Raul ha scritto una lettera di ringraziamenti che vale la pena di essere letta. Non solo a testimonianza della sua esperienza, ma come stimolo e incoraggiamento a denunciare chiunque subisca un sopruso, un’ aggressione, una violenza. Raul ha voluto metterci tutta la sua forza, la sua grinta e il suo coraggio: “Non abbassate mai lo sguardo, non abbiate mai paura e non permettete mai a nessuno di rubarvi il sorriso”.

Buona lettura

                                                                          *****

Innanzitutto vorrei ringraziare il Sindaco Nando Mismetti e il Vicesindaco Rita Barbetti per l’invito e le belle parole spese che mi riempiono il cuore e che mi danno sicuramente tanta forza. Inoltre, vorrei cogliere l’occasione per ringraziare anche la mia famiglia, il mio avvocato Giovanni Picuti, il Dirigente del Commissariato di Foligno, Vicequestore Bruno Antonini e i tantissimi cittadini, tra cui amici, conoscenti ed anche sconosciuti che, colpiti dalla mia storia, mi hanno espresso in questi mesi la loro vicinanza e solidarietà.

Per me parlare di quello che è successo non è facile, ma lo ritengo molto importante e per questo sono qui. Quello che è successo a me, e di conseguenza alla mia famiglia, non lo auguro veramente a nessuno perché, credetemi, abbiamo passato veramente l’inferno. E purtroppo è inevitabile che da questa storia mi porterò dietro importanti e gravi danni sia fisici che psicologici. Sono stato mesi bloccato su un letto senza sapere se e come mi sarei rialzato. Ho avuto molto tempo per riflettere su quello che mi è successo.

Mi sono domandato tante volte perché proprio a me e mai sono riuscito a giungere ad una risposta. Ma fin da subito, su una cosa non ho avuto dubbi, su quello che dovevo fare: denunciarli affinché la giustizia potesse fare il suo percorso. Infatti, nonostante fossi bloccato con tutti i miei problemi su un letto, al contrario di altre persone che hanno avuto problemi con questa banda, ho deciso di non abbassare lo sguardo, ho deciso di non farmi calpestare la dignità, sono andato sempre avanti per sfondare il muro di paura e di omertà che erano riusciti a crearsi intorno, come già spiegato dal Vicequestore Bruno Antonini durante la conferenza stampa di novembre al Commissariato. E vi garantisco che non è stato facile, di ostacoli ne ho trovati tanti, anche da parte di persone pavide che credevo di conoscere bene e che invece si sono dimostrate, per paura, prive di ogni senso di responsabilità civica. Poi è giusto specificare che non sono tutti così, come M. P., anche lui aggredito da questa banda e che invece ha deciso di denunciare.

Ad ogni modo, vorrei riflettere su questo tema importante che si chiama omertà: tante volte nei giornali, nelle scuole, in televisione ne sentiamo parlare e indignati la condanniamo. Ma poi quando tocca a noi fare qualcosa, cosa facciamo? Io ho scelto di non tacere, ho scelto di potermi continuare a guardare allo specchio, ho scelto di dare il mio contributo per provare a cambiare qualcosa.

Ho denunciato e sto portando avanti la mia battaglia legale, non soltanto per me e per le persone che mi vogliono bene ma per tutti noi, per tutta la nostra comunità, per la città in cui sono nato e che amo. Perché, se non si denuncia e non si dà il proprio contributo, diventiamo in qualche modo tutti quanti complici. Ora il compito passa alla Magistratura. Chissà, forse non mi sarebbe successo quello che mi è successo se chi è stato vittima prima di me di questi soggetti li avesse a sua volta denunciati. È ovvio, la paura ce l’abbiamo tutti, è normale averla. Ma credo che sia anche giusto superarla e fare tutto ciò che ci è possibile per far sì che ciò che mi è successo, non si ripeta mai più e perché se un giorno dovesse in qualche modo ripetersi, quel ragazzo/a abbia il mio esempio da seguire.

Perché, ricordatevi, da soli tutto è più difficile, ma se uniti cerchiamo di perseguire la via della legalità e della giustizia, qualcosa sicuramente cambierà in meglio. Infine, mi piacerebbe concludere con una frase che ho scritto mentre ero in ospedale e che mi ripetevo e che mi ripeto ogni giorno per farmi forza: credo che racchiuda l’essenza di quello in cui credo e per cui sto lottando. “Non abbassate mai lo sguardo, non abbiate mai paura e non permettete mai a nessuno di rubarvi il sorriso”.

Grazie

Dott. Raul Pelletti

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