Coronavirus, sospeso (per ora) il test rapido a pagamento in un laboratorio privato perugino: si riunisce il tavolo tecnico regionale

L'annuncio è stato dato direttamente dal titolare del laboratorio di Ponte San Giovanni che aveva già raccolto molte prenotazioni. "Rispettosi delle autorità sanitarie regionali: comunque siamo pronti ad effettuare 5mila test"

Del test rapido per capire se si è potenzialmente contagiati dal coronavirus - fondamentale per la conferma scientifica resta il tampone per il quale servono 24 ore di attente analisi prima di avere il risultato - ne abbiamo ampiamente parlato e scritto. È un ottimo indicatore - già acquistato dalla Regione Umbria che lo sperimenterà sulle categorie più esposte, 1500 al giorno - per mettere in isolamento le persone a rischio e arginare così il contagio. Nelle ultime 24 ore ha prima suscitato curiosità il lancio di una azienda sanitaria privata del test rapido a chiunque ne facesse richiesta al prezzo di 70 euro (risultati in 2 ore).  Il tutto da effettuare, dopo prenotazione, nei laboratori di Ponte San Giovanni della CHIROFISIOGEN CENTER. Poi, a distanza di ore, ne è scaturità una polemica molto forte e politicamente trasversale. Su sicurezza dei pazienti e lavoratori, sul prezzo non accessibile a tutti e soprattutto sul rispetto dei protocolli sanitari nazionali dove si scongiura il tampone su rischiesta e a tappeto.

Coronavirus, ecco come funziona il test rapido Covid-19 finito al centro delle polemiche

Dai Cobas passando alla Cgil fino ad arrivare alle precisazioni della Lega Umbria. Una situazione che ha creato forte imbarazzo anche nei palazzi regionali e della prefettura dato che non ci sarebbe stato un minimo di coordinamento, di studio. Intorno alla mezzanotte di ieri l'annuncio da parte del titolare del laboratorio-azienda, Alberto Brugnoni, che ha deciso di sospendere per il momento il servizio di test rapido in via privata, fuori dai protocolli sanitari.

"Stiamo provvedendo ad avvertire le persone che avevano già prenotato per venerdiì (oggi) e sabato" scrive Brugnoni "Avevamo già ricevuto molte prenotazioni da parte dei cittadini ed è questa la dimostrazione di un'attività-servizio considerata una priorità assoluta". Ma cosa è successo per bloccare il tutto? Semplice il polverone sollevato sui social e la necessità di verificare il rispetto dei protocolli ha fatto muovere la macchina della task-force sanitaria umbra e allo stesso tempo l'azienda privata ha voluto a sua volta chiarire i percorsi che è intenzionata ad adottare.

"Abbiamo deciso di confrontarci con la direzione generale della sanità umbra e dopo il confronto si è deciso di costituire un tavolo tecnico martedì e mercoledì della prossima settimana al fine di condividere le procedure per l'attivazione del servizio". Il servizio è temporaneamente sospeso. Riprenderà? Il titolare ne è sicuro per due motivi: il primo, "Oramai centinaia di centri in Italia la stanno eseguendo"; secondo motivo: "siamo pronti con personale adeguatamente preparato e percorsi di sicurezza atti a preservare la salute dei pazienti e dei nostri operatori ad eseguire oltre 5000 test nei prossimi giorni". 

Brugnoni ha spiegato di aver ricevuto nella giornata di ieri due ispezioni da parte dei Nas e dell'Asl per verificare le procedure adottate, per il test, a tutela dei pazienti, dei lavoratori in chiave di sicurezza sanitaria e anti-contagio: "Visita con esito positivo via libera alla esecuzione dei test. Si ringraziano le autorità competenti che hanno puntualmente verificato la bontà delle nostre scelte operative. Collaborare in trasparenza con le autorità competenti per la verifica dei processi sanitari e’ ritenuto dal nostro gruppo sanitario un fattore fondamentale per la sicurezza di tutti, di nuovo un grazie per la collaborazione fattiva.

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